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Una manifestazione “no green pass” a Roma (Keystone)
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laR
 
18.10.2021 - 05:30
Aggiornamento: 08:46
di Aldo Sofia

Il vistoso fascismo che non esiste

Al posto di abolirli tutti, come chiedono sinistra e sindacati italiani, si potrebbe cominciare con quello che occupa i palchi dei “no vax no pass”

Affermi, in Italia, che c’è “un fascismo da mettere fuori legge”, e subito impazienti si alzano occhi al cielo, le espressioni del volto diventano bruscamente corrucciate, professori di chiara fama dissentono e in sostanza ti spiegano: la Costituzione vieta sì “la riorganizzazione del disciolto partito fascista”, ma che per arrivare a tanto deve indiscutibilmente riproporsi come struttura fotocopia di quella mussoliniana, acquisirne pubblicamente linguaggio metodi e finalità, e ancora non basterebbe se non vi fosse palese e pianificata violazione della legge.

Altrimenti come si spiegherebbe, concludono brillantemente e furbescamente, che Berlinguer e Almirante avessero frequenti dialoghi privati? E che gli eredi dei repubblichini di Salò, eredi dunque dei volonterosi collaboratori dell’occupazione e della vendetta nazista durante la guerra di liberazione partigiana, non fossero stati messi al bando, loro e i loro gagliardetti con fiamma tricolore?

Per la verità, l’articolo 48, nel fissare quel divieto di ricostituzione del partito fascista, aggiunge opportunamente: “Sotto qualsiasi forma”. Chiaro, netto, definitivo. Ciononostante, i pensosi distinguo hanno continuato a incorniciare in settimana le discussioni sull’opportunità e la possibilità legale di mettere fuorilegge gli squadristi di Forza Nuova, guidati dal pacioso e scaltro ducetto Roberto Fiore, che mentre i suoi sfondavano l’entrata del palazzo del sindacato Cgil, e ne devastavano i locali, passeggiava tranquillamente davanti all’edificio, silenzioso e senza dare ordini, come uno passato lì per caso.

Trentacinque anni fa un giudice di grande coraggio, e lasciato solo, Vittorio Occorsio, pagò con la vita l’inchiesta che portò alla messa al bando di Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo, perché provato era il loro legame col terrorismo nero. Poi, nei decenni successivi, tutto fu “normale”: da CasaPound ai Nar, appunto, a Forza Nuova e ad altri gruppuscoli dell’estrema destra radicale. Normali i loro slogan e le parole d’ordine fasciste, normali i saluti romani, normali un po’ di pestaggi anche contro le coppie gay, normali i numerosi infami graffiti antisemiti sui muri romani, normali le curve da stadio coi loro cori razzisti e la foto di Anna Frank per insultare i tifosi rivali etichettati come ‘ebrei’, normali le analisi di chi sostiene che tutto sommato “sono soltanto quattro gatti con scarso appeal elettorale”. E naturalmente ‘normale’ l’annoso intreccio fra parte dei Servizi deviati e stragisti neri, anche quelli finiti nel dimenticatoio della Storia recente.

Che se fosse così vero, la post-fascista Giorgia Meloni non se ne sarebbe uscita con l’incredibile affermazione che degli assalitori della Cgil “non si conosce la matrice politica” e con la tenace resistenza ad ammettere che alcuni suoi candidati quella parte di popolo la corteggia, cerca l’appoggio dei suoi sguaiati rappresentanti, non si preoccupa di essere a sua volta contaminata e usata. Stessa storia per la Lega di Salvini.

Ora sinistra e sindacati chiedono lo scioglimento di ‘tutti i fascismi’. In nome del politically correct? Che comincino col bandirne almeno uno. Che occupa i palchi dei ‘no vax-no pass’. Mica fascisti. Eppure plaudenti.

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