Venezia
1
Fiorentina
0
2. tempo
(1-0)
matrimoni-riusciti-e-altri-da-ricucire
(Keystone)
ULTIME NOTIZIE Opinioni
il commento
16 ore

Il vistoso fascismo che non esiste

Al posto di abolirli tutti, come chiedono sinistra e sindacati italiani, si potrebbe cominciare con quello che occupa i palchi dei “no vax no pass”
La formica rossa
16 ore

La differenza tra sindacati forti e quelli supini

La polemica sul patrimonio di Unia nasconde in realtà il desiderio recondito di qualcuno di annichilire le ambizioni dei lavoratori
Commento
2 gior

Il giovane Holden, il Ticino Club e ‘allora le foibe?’

Molino, lavoro, TiSin: a ogni casino che scoppia in questo cantone, i responsabili rispondono parlando d’altro
Commento
3 gior

Il ‘Back in the U.S.S.R.’ di Morisoli e Pamini

Il piano quinquennale dell’Udc: ridurre le tasse ai più abbienti e raggiungere l’equilibrio fiscale a suon di tagli. Ipocrisia? No, lotta distributiva
La formica rossa
4 gior

La volpe, il principe e la truffa del falso nipote

Una storia triste che dimostra come in Ticino, quando si affaccia un emulo di Tewanna Ray, c’è sempre qualcuno che ci casca
Commento
5 gior

I luoghi comuni certificati Unesco

La lista dei patrimoni immateriali era nata per salvare culture morenti, ma da qualche tempo entrano pizze, tango, baguette e chiacchiere all’aperto
La formica rossa
5 gior

Calo demografico, parlare di salari è così brutto?

Di soluzioni dalla politica se ne sentono di ogni: fantasiose o più concrete. Basterebbe pagare stipendi dignitosi, al netto di tante chiacchiere
IL RICORDO
6 gior

Il ‘monello’, uno degli ultimi tenori

Alex Pedrazzini ha dato il meglio di sé come consigliere di Stato, alla testa del Dipartimento delle Istituzioni
Commento
6 gior

‘Sciur padrun’ di ieri e di oggi

Dalle mondine in poi i tempi non sono cambiati. Non quando si parla di lavoro e salari degni come capita nel Mendrisiotto
Commento
1 sett

La sfida polacca

Varsavia rilancia il ‘Polexit’ con una sentenza del suo Tribunale costituzionale. Ma la stragrande maggioranza dei cittadini vuole restare nell’Ue
Commento
 
27.09.2021 - 05:300
Aggiornamento : 08:26

Matrimoni riusciti e altri da ricucire

I diritti riconosciuti alle famiglie Lgbtq+ riflettono una società che cambia rapidamente sul piano dei diritti civili. Quanto a quelli sociali, mica tanto

Cinquant’anni fa, quando Charles Aznavour trovò il coraggio per cantare la struggente ‘Comme ils disent’, l’omosessualità era ancora ridotta a una caricatura volgare e sculettante: “Je suis un homme, oh!”, gridava il protagonista confinato tra la penombra della casa di mamma e quella d’un night club, rivendicando i suoi diritti con questa disperata omofonia. Nei tardi anni Novanta, tra liceali che si credevano illuminati e perfino alle fumose riunioni di parecchia sinistra, bastava apparire un po’ effeminati per essere oggetto di risolini ed epiteti irripetibili. Ancora nel 2005, quando in Svizzera si votò per le unioni domestiche registrate, il Ticino si disse contrario. Oggi, invece, è una mappa tutta verde quella che saluta il sì al matrimonio per tutti: segno che le cose sono cambiate alquanto rapidamente, almeno a guardarle dalla prospettiva lunga della storia. È bastato un paio di generazioni per smantellare le armature di genere e ripensare non solo il modo di concepire la coppia, ma anche l’idea che ci siamo fatti di famiglia.

Certo, quest’ultimo aspetto spaventa ancora una parte significativa degli svizzeri, soprattutto dei ticinesi: da noi il ‘no’ alle urne è arrivato al 47%, dieci punti sopra il dato nazionale. A preoccupare è l’accesso alla donazione del seme e, più in generale, l’idea che un bambino cresca con genitori dello stesso sesso. Timori comprensibili, se si considerano la rapidità del cambio di paradigma e la scarsa familiarità di tanti con la genitorialità omosessuale. Ma in Svizzera già 30mila bimbi hanno due papà o due mamme. La nuova legge serve anzitutto a proteggerli. Nel frattempo, quella mappa verde allontana ulteriormente la società da vecchie ubbie e pesanti discriminazioni. Epperò.

Però una cosa salta all’occhio: il fronte progressista vince solo quando si tratta di diritti civili. Per carità, è assai consolante vivere in una società dove “finocchio” e “negro” sono parole bandite non solo dal linguaggio pubblico, ma anche dalla cultura condivisa. Eppure analoghi balzi in avanti non si registrano da decenni sul fronte del lavoro, della socialità e della difesa dei ceti più fragili. Il riferimento non è solo alla bocciatura dell’iniziativa 99%, tutto sommato vaga e marginale, che il collega Stefano Guerra ha giustamente definito “solo un correttivo” alle disuguaglianze in crescita. Se guardiamo al ruolino delle ultime votazioni troviamo un riformismo sempre più afono nel difendere i diritti sociali, mentre la mitologica ‘classe operaia’ – o quel che ne è seguito – vota e decide guardando da tutt’altra parte. È quel ‘clivage’ che Thomas Piketty e altri economisti hanno rilevato nel loro ultimo studio, un’impietosa istantanea sulla solitudine della Bildungsbürgertum più ‘urbana’ e socialdemocratica.

L’impulso alla metamorfosi, al superamento di vecchi modi d’intendere la società inciampa insomma quando alla libertà si vuole affiancare l’uguaglianza: vuoi perché a quel punto si perde l’appoggio liberale, vuoi perché una parte dell’elettorato si sente cornuto e mazziato dalla ‘terza via’ imboccata per trent’anni dalla sinistra, e ora gira le spalle anche alle proposte più socialdemocratiche. È un matrimonio, questo sì, ancora tutto da ricucire.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved