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17.05.2021 - 05:30
Aggiornamento: 11:51

Bellinzona: i pifferi di montagna e l’orchestra turrita

A Branda è richiesto un importante lavoro di ricucitura per evitare il rischio di un Municipio stonato, diviso e inconcludente

bellinzona-i-pifferi-di-montagna-e-l-orchestra-turrita
Ti-Press/golay

Come accadde ai pifferi di montagna, che andarono per suonare e furono suonati, il Plr di Bellinzona ha rimediato ieri una sonora batosta. Il distacco di oltre tremila voti fra Mario Branda e Simone Gianini ammonta al triplo dei preferenziali che li dividevano il 18 aprile. Non c’è però da stupirsi che il candidato socialista abbia vinto con così ampio margine. A pesare maggiormente sono due fattori contemporanei: da una parte un sindaco che raccoglie consensi trasversalmente poiché considerato socialista moderato e affidabile; dall’altra uno sport moderno tanto caro ai bellinzonesi che è quello di non più votare il candidato Plr per porre termine al dominio secolare.

Era successo nel 2004 con la sfida persa da Bixio Caprara (candidato ufficiale) e vinta da Brenno Martignoni in rotta di collisione con l’apparato e con i propri colleghi di Esecutivo; si è ripetuto nel 2008 con un Martignoni nel frattempo salito sul Noce e un Caprara incapace di segarne al piede le ambizioni; la storia è proseguita nel 2012 con la disaffezione dei bellinzonesi sia verso Martignoni, rimasto un po’ a secco di argomenti, sia verso i liberali radicali vistisi scippare la poltrona dalla new entry Branda reduce da una campagna per le cantonali che lo ha lanciato in testa alle classifiche turrite, tanto da accaparrarsi tre seggi su sette, uno dei quali perso nel 2017 a favore della Lega.

Cinque anni fa, come anche al ballottaggio di ieri, il miglior municipale liberale radicale è stato tenuto a debita distanza dalla locomotiva Branda alimentata anche dal carburante procuratogli dai Verdi. I quali dopo avergli dato per quattro anni del voltamarsina sulla questione delle Officine di Bellinzona, hanno ora finito per sostenerlo insieme al Forum Alternativo (seppure col naso turato) ritenendo semmai più gravosi i conflitti d’interesse di Gianini (peraltro mai provati) quale membro del direttivo dell’Automobile club svizzero e al contempo capodicastero Territorio e mobilità che ha però seguito e incoraggiato il raddoppio del trasporto pubblico e l’avanzamento del Programma di agglomerato promosso dalla Confederazione che elargisce gran parte dei finanziamenti per la mobilità dolce integrata.

Non è dato sapere cosa i Verdi – che insieme a Fa e Mps contano oggi sei consiglieri comunali e potranno così far parte delle commissioni che contano – chiederanno (e otterranno?) in cambio all’Unità di sinistra. Avendo indicato Gianini come “il volto e l’immagine di una politica fatta a favore degli speculatori immobiliari, a favore dei grossi capitali e molto distante dai valori verdi e sociali”, a rigor di logica si dovrebbe andare verso un drastico ridimensionamento del nuovo Quartiere Officine su cui lo stesso sindaco e Gianini stanno lavorando all’unisono in linea con le attese delle Ffs.

Decisivo ai fini della riconferma di ‘super Mario’ è stato anche l’apporto di Ppd e Lega/Udc che avevano lasciato libertà d’azione, il primo senza motivarlo, le seconde rifiutando l’idea di sostenere il “meno peggio” dei due. Tutto ciò – insieme a non esclusi strascichi fra liberali e socialisti, e considerata l’uscita di scena di Andrea Bersani, co-padre dell’aggregazione insieme al collega e amico Branda – rischia d'incrinare la coesione interna. Al direttore d’orchestra è richiesto in questo momento un importante lavoro di ricucitura, pena l’esibizione a Palazzo Civico di un’orchestra stonata e inconcludente.

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