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(Keystone)
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07.05.2021 - 05:300
Aggiornamento : 12:26

La ‘Corona Diktatur’ degli uomini forti

India e Brasile, due esempi inquietanti che ci dicono che nemmeno le autocrazie riescono a fare meglio nella gestione della pandemia

Dell’affanno delle democrazie (nel tentativo di conciliare restrizioni alle libertà individuali e salvaguardia sanitaria collettiva) abbiamo già detto. Equilibrio precario, decisioni non sempre lineari, aspetti contraddittori, concessioni o cedimenti a richieste (politiche), desideri (sociali), pressioni (economiche) per riaperture ‘a rischio calcolato’. Si può allora affermare che stanno meglio, nella strategia e nei risultati anti-virus, le autocrazie che, per parafrasare il dittatore cinese Xi Jinping, non devono tener conto di lacci e lacciuoli che invece frenano le decisioni dei regimi parlamentari. In realtà abbiamo sotto gli occhi situazioni che ci dicono che nemmeno questo é così scontato, né così vero. Non si tratta solo dei già citati casi della Cina (col suo un vaccino ‘home made’ definito poco efficace dalla stessa autorità sanitaria nazionale); o della Russia (solo 5% di immunizzati nonostante il patriottico Sputnik).    

Rifacciamoci invece agli esempi oggi più inquietanti, pericolosi per tutti, e fallimentari. In modi e misure diverse, altri due ‘giganti’ nei rispettivi subcontinenti. L’India, per cominciare, vista la sua dolorosa ed esplosiva attualità. Una nazione devastata (per vertiginoso numero di contagi, agonizzanti senza speranza, e morti) sia dalla progressione del Coronavirus sia dai plateali arroganti errori del suo primo ministro Narendra Modì. Suprematista indù, risoluto manovratore della religione nettamente maggioritaria (l’80% cento su un totale di un miliardo e oltre trecento milioni di abitanti), spregiudicato nell’eludere le regole democratiche, nemico della minoranza musulmana (quasi il 20 per cento dei “suoi” concittadini, esclusi dall’ultimo censimento, trattati dunque come apolidi). Insomma, quel che si dice ‘l’uomo forte’, termine spesso associabile alla definizione di ‘leader illiberale’. Che come tale si é comportato anche nell’emergenza pandemica: dichiarato negazionista, ne ha decretato alcune settimane fa la fulminea sconfitta, ha ‘sbugiardato’ i suoi scienziati, incoraggiato un gigantesco ‘libera tutti’, organizzato pellegrinaggi di massa (e cortei elettorali affollatissimi) per tenere acceso il radicalismo religioso. Risultato: oggi l’India é una sorta di “bomba atomico-sanitaria”, con la comunità internazionale forzatamente generosa nel volare in suo soccorso (dovrebbe essere sottoposta a “totale e rigido lockdown per diverse settimane”, ammonisce l’ americano Anthony Fauci). 

Quindi, sul versante opposto del pianeta, l’altro "uomo forte”, il negazionista brasiliano Jair Bolsonaro, che giustificò la passata dittatura militare come ‘atto patriottico’, incoraggiato la criminale deforestazione dell’Amazzonia, minacciato ancor più la sopravvivenza delle minoranze indigene diventate anche le principali vittime del virus, il più fervente ammiratore di Trump. Un altro bilancio disastroso, il suo, della gestione pandemica. Che gli ha addirittura alienato una parte consistente delle forze armate. E che lo ha schiantato nei sondaggi.

Conclusione. Conosciamo la fragilità delle democrazie (in realtà precedente lo tsunami Covid 19), la fatica della sua gestione, i suoi vari deficit partecipativi, le faglie sociali che la sviliscono e la possono minacciare. Ma la “Corona Diktatur”, quella, sta decisamente altrove.

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