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13.04.2021 - 05:30
Aggiornamento: 13:26

Gli illeciti finanziari e il criptoparlamento

Pagamenti in bitcoin, inascoltati i moniti di polizia e magistratura: il Gran Consiglio tira dritto e dice sì al progetto pilota. Disorientante, come minimo

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Il sostituto procuratore generale Andrea Maria Balerna e il responsabile della Polizia giudiziaria Thomas Ferrari sono stati chiarissimi a proposito della criminalità finanziaria: occorre essere "consapevoli della sua pericolosità sociale"; è come "un cancro, in grado di intaccare l'intero tessuto economico". Parole pronunciate ieri mattina nella conferenza stampa indetta da Ministero pubblico e forze dell'ordine per fare il punto sulle inchieste riguardanti malversazioni di vario genere commesse o tentate in Ticino. Nel pomeriggio il Gran Consiglio, un sordo Gran Consiglio, con quarantotto voti favorevoli e trentasei contrari, ha aperto le porte alla possibilità per i cittadini di pagare determinati servizi erogati dal Cantone in bitcoin, cioè con la più nota delle criptovalute, che non sono certo fra gli strumenti più trasparenti. Per la precisione la maggioranza parlamentare ha detto sì a un progetto pilota. D'accordo. Ma il segnale che giunge dal Palazzo della politica cantonale è preoccupante. A nulla sono serviti i moniti dei rappresentanti delle autorità penali inquirenti.

Vani i moniti di Balerna e Ferrari. Vani anche, in particolare, quelli formulati in precedenza, nero su bianco, dal capitano della Cantonale Orlando Gnosca, interpellato dalla Gestione durante l'esame commissionale del dossier. Le considerazioni dell'ufficiale sono state inserite, dai rispettivi relatori, sia nel rapporto di minoranza sia nel rapporto di maggioranza poi accolto dal plenum. "Come forze dell'ordine, osserviamo il tema delle criptovalute soprattutto dal punto di vista degli illeciti che con esse vengono commessi e che proprio per questo aspetto di grande anonImato sono usate massicciamente in tutti gli ambiti illegali". E ancora: "Da decenni la comunità internazionale sta lottando contro i reati legati al denaro contante, ora ci troviamo di fronte a una nuova entità che sostituisce il denaro contante e che è ancora più facilmente occultabile".

Questo e altro ha scritto all'indirizzo della commissione parlamentare il capo del Reparto giudiziario 1 della Polizia cantonale, del quale fanno parte, oltre alla Scientifica, le sezioni investigative che indagano sui reati finanziari, su quelli contro il patrimonio e sui reati informatici. Niente da fare. Il Gran Consiglio ha deciso di procedere comunque: vai con il test. È una sorta di cortocircuito istituzionale, con la polizia e la magistratura che predicano una cosa e la politica che ne fa un'altra. Disorientante, come minimo.

 

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