iniziativa-anti-burqa-c-e-del-buono-nel-pot-pourri
Keystone
Berna, 15 marzo 2016: lancio della raccolta firme per l’iniziativa detta ‘anti-burqa’ (a destra, il copresidente del Comitato di Egerkingen Walter Wobmann)
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Il ricordo
6 ore

Hans Küng, la dedizione alla verità

Più di libertà e indipendenza, care a ogni svizzero, è ciò che ha fatto di lui non solo l’eminente teologo, ma anche uno degli intellettuali più ascoltati.
Commento
11 ore

Infermiere stressate e sottopagate

È passato un anno dagli applausi a favore delle infermiere e degli infermieri. Una solidarietà spontanea e sincera, che il mondo politico non ha raccolto
Commento
11 ore

Ma la finanza non impara dagli errori del passato

Il caso Archegos, costato una decina di miliardi di capitale a Credit Suisse, è l’ultimo di una lunga serie di disastri annunciati
Commento
1 gior

In memoria di Hans Küng, lucernese universale

Era “scomodo”, forse perché osava far presente un’etica basata su due semplici principi: quello della reciprocità e quello dell’umanità
Commento
2 gior

Due poltrone per tre

Erdogan 'dimentica' una sedia per la presidente della Commissione europea von der Leyen ad Ankara, ma l’Ue tarda a reagire, dimostrando le solite debolezze
L'analisi
3 gior

La guerra al virus e il ruolo dello Stato

Ora che si intravede la fine della pandemia riprende il dibattito tra il difficile equilibro tra pubblico e privato
Commento
4 gior

Un pezzo di storia che se ne va. Lunga vita alla Valascia!

Calato il sipario sulla stagione 2020/21 dell'Ambrì Piotta, è calato pure quello, definitivo, sulla storica casa dei biancoblù
Commento
1 sett

Spagna-Kosovo: ceci n’est pas une équipe

Madrid ha provato maldestramente a nascondere la partita con la nazionale di calcio kosovara, con effetti tragicomici. Tenendo il piede in due scarpe
Commento
1 sett

Donne che subiscono e stanno zitte, siamo tutti responsabili

Avere più ‘sentinelle’ sul territorio e coraggio civico in un Paese dove ogni due settimane una donna viene uccisa tra le mura domestiche.
Commento
1 sett

Se la satira sul Ticino deve venire da fuori

Uno sketch della tv romanda sui ticinesi 'poveri ma sexy' ha fatto indignare i soliti reazionari. Non stupisce che certe risate qui siano bandite
Commento
1 sett

Elezioni, l’opaco siero dei candidati indebitati

A chi rincorre una poltrona viene richiesto il casellario giudiziale ma non l’estratto dell'Ufficio esecuzione e fallimenti
Commento
24.02.2021 - 06:000
Aggiornamento : 18:37

Iniziativa ‘anti-burqa’, c’è del buono nel pot-pourri

Il Comitato di Egerkingen vuole fermare 'l’islamizzazione della Svizzera' vietando il velo integrale. Ma esistono già gli strumenti per far fronte a derive

Chi non prova disagio al cospetto di una donna col velo integrale? A chi in quel momento non balena l’immagine di una Svizzera ‘islamizzata’? Dall’episodio al presunto fenomeno il passo è breve. Velo integrale o no, minareti, jihadisti, moschee finanziate dall’estero, strette di mano negate da allievi musulmani alle loro docenti: tutto allora finisce in un unico calderone. Un pot-pourri.

Il gran rimestatore si chiama Comitato di Egerkingen. Dopo i minareti (2009), questo manipolo di politici dell’Udc e dell’Unione democratica federale (c’è anche l’ex consigliere nazionale Ulrich Schlüer, già segretario di un certo James Schwarzenbach: ricordate, le iniziative contro l’‘inforestierimento’?) tenta il bis. Nel 2015 annunciò il lancio dell’iniziativa detta ‘anti-burqa’ scrivendo che “strutture parallele che si basano sulla sharia non devono avere spazio in Svizzera”. L’anno seguente suoi figuranti si fecero immortalare sulla Piazza federale con pastrani neri addosso, sotto i quali spuntavano finte cinture esplosive. Oggi a trainare il carro del ‘sì’ è anche il consigliere nazionale vallesano Jean-Luc Addor (Udc), condannato nel 2020 dal Tribunale federale per discriminazione razziale. Le donne col niqab? Già viste, sui cartelloni per il ‘no’ alla naturalizzazione agevolata degli stranieri di terza generazione.

Sì: quest’iniziativa (lanciata poco prima delle ‘federali’ 2015) è strumentale, pretestuosa (punta il dito contro il burqa per screditare l’islam), ‘fuori scala’ (una norma costituzionale per due dozzine di donne col niqab?). Ma solleva questioni finora “bagatellizzate” anche da “coloro che si dicono progressisti” (Etienne Piguet, vicepresidente della Commissione federale della migrazione). Come quella del ruolo delle donne musulmane in società pluraliste e secolarizzate. “Non possiamo negare che abbiamo problemi con l’uguaglianza dei sessi nell’Islam. L’iniziativa ci provoca. Ma questo non significa che oggi dobbiamo difendere il burqa”, dice l’imam di Berna Mustafa Memeti, già ‘Svizzero dell’anno’ per il suo impegno a favore della pacifica convivenza.

In realtà nessuno difende burqa e niqab. Non lo fa la stragrande maggioranza dei musulmani (Memeti: “niente a che vedere con la nostra religione”); né le femministe contrarie al divieto, che si battono per “l’autodeterminazione” delle donne, nella fattispecie di quelle poche convertite che avrebbero scelto (così è, a quanto pare) di andare in giro velate da capo a piedi. E tantomeno lo fanno coloro (alcune femministe, anche di sinistra, ma pure Addor & co., pronti ora a riempirsi la bocca di parole come “civilizzazione” e “dignità della donna”) che vorrebbero liberarle con la forza di un divieto dalle loro ‘prigioni’, vestimentarie e non. Buone intenzioni, in tutti i casi. Ma in un senso (laissez-faire) come in un altro (proibizione), i rischi – per le donne interessate, per la società intera – sono dietro l’angolo.

La convivenza civile passa anche dal guardarsi in faccia, giusto ricordarlo. Ma già oggi è reato forzare qualcuno a dissimulare il proprio viso. E si può negare il passaporto o revocare il permesso di soggiorno a chi dimostra di non essersi integrato, ad esempio indossando il niqab. Maggior rigore a questo livello serve “sicuramente di più contro l’islamizzazione [sic, n.d.r.] che non un simbolico divieto del burqa nella Costituzione” (‘Die Weltwoche’). Con il controprogetto del Consiglio federale, l’uguaglianza tra uomo e donna in questo Paese non farà chissà quale passo avanti. Ma è pur sempre meglio di niente. Quanto al divieto del niqab, un giorno se ne potrà riparlare. Casomai.

© Regiopress, All rights reserved