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laR
 
17.12.2020 - 06:10
Aggiornamento: 10:18

Lugano come Berna accerchiata da assembramenti e incoerenze

Il Municipio torna a discutere di mercatini natalizi, mescite in piazza e del rispetto delle norme contro la diffusione del coronavirus

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Per alcuni è una caccia alle streghe senza precedenti, altri vorrebbero interventi più decisi da parte della polizia e non esitano a definire, come i socialisti, fallimentare la strategia del Municipio di Lugano contro gli assembramenti 'selvaggi'. I mercatini di Natale, i giovani e meno giovani che si radunano in pensilina e in piazza dopo l'orario di chiusura degli esercizi pubblici sono stati accusati di creare situazioni inopportune in questa seconda ondata di pandemia di Covid-19. L'associazione degli artigiani respinge le accuse e non ci sta fare il capro espiatorio. Quelle immagini riprese sabato sera a loro dire hanno tratto in inganno. La casette, il cui accesso è sorvegliato e contingentato a 90 persone erano chiuse dalle 19. D'altro canto, l'appuntamento annuale delle bancarelle nel periodo natalizio è un luogo di socializzazione che attira gente in centro città e potrebbe favorire i focolai.

Le polemiche a Lugano assomigliano parecchio al dibattito in corso a Berna. In un contesto, però, di messaggi discordanti da parte delle autorità politiche, a cominciare da quella federale senza contare i Cantoni che decidono in ordine sparso. La sensazione è che si navighi a vista calibrando le restrizioni in base ai quotidiani numeri ballerini di contagi da Covid, decessi e tasso di occupazione degli ospedali. Ora però la Svizzera, che malgrado le critiche ha dato luce verde alla pratica dello sci, si sente occhi puntati addosso dai Paesi confinanti. Se ne saprà di più venerdì quando il Consiglio federale annuncerà nuove disposizioni e forse addirittura confinamenti almeno parziali per ridurre cifre preoccupanti. Lo stesso sentimento di accerchiamento lo sta vivendo la Città di Lugano, perché ha deciso (a maggioranza) di lasciare spazio alle casette di Natale. Il quadro che emerge è tuttavia quello di incoerenza generale, con molteplici contraddizioni che inevitabilmente generano confusione non soltanto fra i giovani, che in classe e sui mezzi pubblici si ritrovano in gruppo, mentre fuori all'aperto non possono. Questi segnali contrastanti risultano anche da decisioni e approcci discutibili; da una parte, si pongono limiti importanti agli esercizi pubblici, dall'altra si è lasciato fare il Black Friday e nei grandi magazzini ci sono situazioni al limite benché la clientela indossi la mascherina. 

Forse la polizia cittadina avrebbe potuto intervenire sabato sera in piazza della Riforma e nei ripetuti assembramenti di giovani in Pensilina. Non tanto per sanzionare, quanto per sensibilizzare una volta di più al rispetto delle norme di comportamento introdotte per limitare la diffusione del coronavirus. Girare fra la gente in divisa potrebbe bastare a rendere più attento chi ha la guardia (e la mascherina) abbassata. Quale coniglio possa estrarre dal cappello l'esecutivo cittadino nella riunione di oggi, in base al rapporto della polizia, per evitare il ripetersi di situazioni allarmanti è difficile prevederlo. Ribaltare il via libera al villaggio natalizio pare poco praticabile. In gioco c'è però la credibilità delle istituzioni di fronte a una situazione anormale che fa soffrire la società in cui aumentano le problematiche psicologiche. L'auspicio è che almeno dalle discussioni e dalle eventuali decisioni a Palazzo civico emerga maggiore coerenza

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