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laR
 
15.12.2020 - 06:00
Aggiornamento : 18:24

Fare squadra, disse il procuratore generale. Già...

I segnali lanciati dal Gran Consiglio con la riconferma di tutti i pp uscenti. Cdm, sconfessione bis. Il comportamento non lineare del pg sui cinque procuratori

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Un verdetto chiarissimo, quello emesso nel tardo pomeriggio di ieri dal Gran Consiglio. I diciannove procuratori pubblici uscenti (il ventesimo, Andrea Minesso, si era già ritirato dalla corsa) sono stati rieletti e per giunta al primo turno, quando valeva la maggioranza assoluta. Rieletti dunque per un ulteriore mandato decennale anche i cinque pp raggiunti dai preavvisi di inidoneità, impietosi nei contenuti e nei toni, stilati dal Cdm, il Consiglio della magistratura, distintosi per aver adottato una procedura rivelatasi assai lacunosa – come evidenziato dalla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ (soltanto il Plr non ne ha sottoscritto il rapporto) – tra, per esempio, rifiuto di accesso agli atti, audizioni non verbalizzate e dati statistici inseriti nelle colonne sbagliate. Una procedura che la commissione ha sanato, appellandosi al già presidente del Tribunale federale Claude Rouiller. Il colmo. È stato necessario il parere giuridico di un magistrato, ancorché ex, per ricordare ad altri magistrati, coloro che fanno parte del Cdm, cioè dell’autorità chiamata a vigilare sul funzionamento del sistema giudiziario ticinese, che determinati diritti costituzionali, come il diritto di essere sentito, vanno rispettati. Fatto sta che solo in seguito all’intervento di Rouiller il Consiglio della magistratura ha trasmesso i documenti, che avrebbero ispirato le proprie valutazioni, ai cinque procuratori, i quali hanno potuto finalmente prendere posizione con piena cognizione di causa. Ora, dopo la ‘Giustizia e diritti’, pure il plenum del Gran Consiglio ha sconfessato l’agire del Cdm. Lasciamo (anche) all’assemblea dei magistrati, l’organo che elegge i membri togati del Consiglio della magistratura, tirare le debite conclusioni. Per noi la conseguenza non può che essere una: le dimissioni del Cdm.

In queste settimane qualche partito ha lamentato la scarsissima considerazione dei preavvisi negativi partoriti dal Consiglio della magistratura. Dimenticando che in passato alcuni pareri tecnici, come quelli della Commissione di esperti sulle nuove candidature alla carica di giudice o di procuratore, sono stati di fatto cancellati al momento della nomina. Essendo dei pareri, non sono comunque vincolanti, per definizione. E poi l’autorità di nomina non sono né il Cdm né gli esperti. A eleggere i magistrati è, in base alla vigente Costituzione cantonale, il Gran Consiglio. Detto questo, nella designazione di un aspirante procuratore o giudice oppure nella riconferma della carica è doveroso tener conto del preavviso tecnico purché sia frutto di un iter regolare. Così non è stato in questa procedura di elezione, che andrà pertanto disciplinata per legge.

Ma ieri il parlamento ha sconfessato anche il comportamento, tutt’altro che lineare, che il riconfermato procuratore generale Andrea Pagani ha avuto nei confronti dei cinque pp. Da lui pubblicamente ‘scaricati’ con il comunicato stampa del 5 ottobre nel quale affermava di condividere “nella sostanza” i preavvisi negativi del Cdm. Eppure quei procuratori non erano stati oggetto in precedenza di richiami formali o di sanzioni disciplinari. Il pg, peraltro, non aveva sconsigliato loro di ricandidarsi. Pagani, unico candidato, è stato rieletto procuratore generale con 57 voti (21 le schede bianche), ma ricostruire (o costruire) al Ministero pubblico quella squadra a lui tanto cara non sarà facile. Dovrà recuperare in seno all’ufficio una certa credibilità. E forse non solo agli occhi dei cinque pp rieletti.

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