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04.10.2019 - 06:000
Aggiornamento : 08:26

Chi non si fida del Governo ora vuole la commissione parlamentare d’inchiesta

Passo necessario per la credibilità delle Istituzioni: fare finalmente la massima chiarezza!

Confrontati con un caso molto grave, come quello dell’ex funzionario del Dss condannato in prima istanza delle Assise criminali per coazione sessuale (e ancora sub judice per diversi ricorsi interposti in Appello) è importante per tutti (per le Istituzioni e per le persone coinvolte) che venga fatta chiarezza massima. Come noto i fattacci emersi a processo, che hanno alimentato dubbi anche sul ruolo del funzionario dirigente, avevano spinto il giudice Marco Villa, nelle vesti di rappresentante dello Stato, a scusarsi con le donne vittime al termine del processo mentre leggeva la sentenza. Questo perché, se il funzionario dirigente (da cui dipendeva gerarchicamente il condannato), una volta raccolte alcune confidenze da parte delle vittime, avesse fatto scattare una procedura/inchiesta amministrativa, alcuni reati non sarebbero oggi prescritti e alcuni abusi non sarebbero magari accaduti. Circostanze queste che il funzionario dirigente in parte contesta, perché, a suo dire, quanto da lui saputo non sarebbe stato così grave da far avviare procedure e sanzioni. Nonostante ciò, egli adottò alcune misure, ma poi il funzionario abusatore, dopo qualche tempo, tornò al suo lavoro a diretto contatto coi giovani (!).

Da quanto precede si capisce che i ‘se’ e i ‘ma’ e i ‘forse’, oltre che le versioni contrastanti, sono più di uno.

È dunque necessario fare più chiarezza su chi ha fatto cosa (e qui il processo penale ha già fatto parecchia luce) e chi non ha/avrebbe fatto cosa (e qui si sperava che, con il potere esecutivo spedito a far luce nei labirinti dell’amministrazione, l’inchiesta interna potesse chiarire celermente anche la posizione del funzionario dirigente). Ma il governo, invece, a causa dell’inchiesta penale ancora in corso per via dei ricorsi e del rifiuto da parte del Tribunale federale di poter accedere agli atti (sentenza e motivazioni scritte) è fermo nei suoi accertamenti.

Per questo, ora la torcia dell’indagine potrebbe accenderla addirittura una nuova Commissione parlamentare d’inchiesta con tutta la sua forza d’azione. Ovviamente se il legislativo lo vorrà. Questo perché alcuni deputati – Fiorenzo Dadò in testa – non si fidano e credono che l’esecutivo abbia qualche difficoltà ad elucidare la squallida vicenda: avrebbe dato risposte evasive, non sarebbe l’autorità adatta a indagare e trarre le dovute conclusioni e non avrebbe la necessaria autonomia di giudizio. Insomma, la palla è lanciata. Ai tempi del #metoo scotta, vedremo se – con l’accordo di quali partiti – andrà in rete e avremo così la quarta Cpi nella storia del Cantone.

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