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Colpita da un fulmine. ‘In vetta, mi ha salvata la croce’

Quasi centomila fulmini in 36 ore. Mercoledi12 luglio è stato un record. Le storie di Angela e Lara. Quando la saetta entra dal telefono

Quasi centomila fulmini in 36 ore. Mercoledi12 luglio è stato un record. Le storie di Angela e Lara. Quando la saetta entra dal telefono

20 luglio 2023
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Velocissimi e imprevedibili. Quasi centomila fulmini in 36 ore. Un vero record quello di mercoledi 12 luglio che ha fatto anche una vittima, una 25enne ferita gravemente nel canton Friborgo. (A titolo di paragone nel mese di luglio 2022 se n'erano contati circa 85'000). I fulmini affascinano molti, fanno paura ad altri. La probabilità di venire colpiti è molto bassa, ma non è nulla, soprattutto se ci si trova all’esterno in una zona esposta durante un temporale. Chi viene colpito, di regola non ha scampo: è un ‘abbraccio’ mortale. Più frequenti, come dimostrano le testimonianze di Angela e Lara, invece i casi di chi viene travolto da scariche secondarie, molto piccole, ma che possono fare davvero male. “Quando succede è sempre meglio chiamare i soccorsi e sottoporsi a un controllo, perché potrebbero causare disturbi del ritmo cardiaco”, ci spiegano dalla Rega.

La picozza per Angela, il telefono per Lara sono stati acchiappa fulmini come ci raccontano le due donne. A volte è sfortuna, basta essere al momento sbagliato al posto sbagliato, ma talvolta qualche consiglio può salvarti la vita, come ci spiega Marco Gaia, meteorologo di MeteoSvizzera a Locarno-Monti.

Più caldo, più afa, più temporali violenti. Non è detto, tutto sembra ancora incerto. «Ancora non siamo in grado di dirlo: gli studi e le ricerche non permettono di dirlo. Il riscaldamento climatico porta più energia nell’atmosfera. Se questa energia si sfogherà in un aumento del numero di temporali, ma meno intensi, oppure in un numero costante di temporali, ma più intensi, è ancora oggetto di studio», precisa Gaia.

La storia di Angela

‘Lassù la picozza ha fatto da conduttore’

Era il primo agosto di qualche anno fa. Angela, allora 25enne, era partita presto dalla capanna col compagno per raggiungere un noto ghiacciaio tra Grigioni e Ticino. Erano gli ultimi di un gruppo più folto. «Piovigginava leggermente, ma non marcava brutto tempo, avevamo fatto tutte le verifiche meteo prima di partire. Eravamo in cordata, ben equipaggiati tra picozze e ramponi. Arrivati in vetta, abbiamo iniziato la discesa. A dieci metri dalla croce ho perso i sensi. Che cosa fosse successo me lo ha raccontato il mio compagno». Tutt’ora ha un blackout di quei 45 minuti. «Quando mi sono risvegliata lo sentivo gridare: ‘Corri. Corri. Ti dico tutto in capanna’. Riuscivo a camminare e ho seguito il suo consiglio», spiega Angela, che preferisce restare anonima. Più e più volte hanno ricostruito i fatti con esperti per capire cosa era successo: quel mattino sul ghiacciaio sono caduti tre fulmini solitari. Uno si è scaricato sulla croce, colpendo Angela di rimbalzo. «Probabilmente la picozza a terra ha fatto da conduttore ed una corrente secondaria è passata attraverso il mio guanto bagnato», spiega. Colpita dalla scossa, Angela è svenuta, il suo compagno l’ha rianimata e trascinata a valle. «È come se il mio corpo fosse stato spento e riacceso, ha dovuto resettarsi». La Rega l’ha portata in ospedale dove è stata sottoposta a vari test. «Non hanno trovato nulla. Sono stati tutti eccezionali, una ottima rete di aiuto, dalla capanna alla Rega. Sono rimasta in osservazione in cure intense per 24 ore». Infatti in questi casi, anche ore dopo, c’è il rischio di avere un arresto cardiaco. Non è stato il caso per Angela. «A dire il vero, lo spavento se l'è preso il mio compagno. Io non ricordo nulla. Quella mattina, avevamo soppesato tutto, ma non puoi evitare ogni rischio. È stata sfortuna». La croce ha fatto da parafulmine. Altrimenti sarebbe potuta andare ben peggio. È passato qualche anno. «Alpinismo vero e proprio non ne ho più fatto e se c’è un temporale in arrivo cerco velocemente un riparo», conclude Angela.

La storia di Lara

‘Ho alzato la cornetta ed è uscita la saetta’

Lara ha letteralmente visto uscire un fulmine dalla cornetta del telefono che l’ha investita in pieno. Era l’estate di qualche anno fa e gestiva un rifugio alpino nel Sopraceneri situato a circa 2mila metri. «Era sereno anche se vedevo grossi nuvoloni salire da Locarno. Sono entrata in capanna per rispondere al telefono. Quando ho alzato la cornetta è uscita una saetta, probabilmente la coda di un fulmine. Ero paralizzata dal panico. Era talmente forte che mi ha spostato con violenza il braccio e fatto volare il telefono. È stata una questione di secondi e mi sono ritrovata seduta sul tavolo», racconta Lara che preferisce restare anonima. Nel giro di qualche minuto si è scatenato un violento temporale. «Fuori era tutto argento. C’erano lampi ovunque. Avevo le palpitazioni, mi tremavano le gambe e avevo poca sensibilità nella parte sinistra del corpo». A fine temporale, i suoi colleghi hanno chiamato la Rega con un cellulare visto che il telefono non funzionava più. «Sono rimasta in osservazione per 24 ore perché c’era il rischio di aritmie cardiache. Per parecchio tempo ho avuto problemi alla parte sinistra del corpo, dove mi ha colpito la scarica. Avevo poca forza nella mano e talvolta perdevo l’equilibrio. C’è voluto tempo per riprendermi». Lara ama la montagna ed è tornata quasi subito a lavorare nel rifugio. Ci confessa che per tanto tempo ha avuto paura dei temporali. «Ora va meglio. Ma se vedo un fulmine mi prende una paura irrazionale che non riesco a controllare. Mi rifugio in casa e stacco tutti gli apparecchi elettrici che potrebbero attirare fulmini». Lara era nel posto sbagliato al momento sbagliato. «È stata sfortuna». Ora è più sensibile. «All’avvicinarsi di un temporale, mi è capitato più volte di sentire come l'elettricità in testa, per poi vedere i capelli di chi mi sta accanto che si rizzano elettrizzati. Quando succede è meglio allontanarsi e rifugiarsi all’interno», conclude.

Perché scollegare gli apparecchi elettrici

Che sia montagna, pianura o spiaggia, la regola d’oro è non essere uno degli oggetti più alti. È importante quindi cercare riparo prima possibile: i veicoli sono molto sicuri perché formano una gabbia protettiva, come altrettanto sicure sono le abitazioni, dopo essersi assicurati di aver scollegato dalla rete di alimentazione gli apparecchi elettrici. Perché ce lo spiega Marco Gaia, meteorologo di MeteoSvizzera a Locarno-Monti: «Solitamente nelle abitazioni le scariche elettriche entrano e si distribuiscono attraverso la rete elettrica. Eventuali apparecchi elettrici come TV, computer, radio, … possono venire danneggiati».

Ti-Press Gaia: ‘Mai essere uno degli oggetti più alti’

Se invece ci si trova all’esterno bisogna cercare, se possibile, un riparo evitando di essere vicini all'oggetto più alto. Se si opta per una grotta è importante non toccare le pareti e stare accovacciati tenendo i piedi paralleli e vicini, un consiglio che vale anche in tutti gli altri luoghi. «Infatti, prosegue Gaia, in questi casi le scariche elettriche si scaricano proprio lungo le pareti mentre rimanendo accovacciati con i piedi il più uniti possibile si minimizza la possibilità che una scarica entri da un piede, attraversi il nostro corpo e esca dall’altro piede. Cosa che non possono fare animali come le mucche o le pecore, che purtroppo proprio per questo motivo sono spesso vittime di scariche elettriche». Vanno poi evitate le vicinanze con le antenne e con qualsiasi oggetto metallico. Come è stato per Angela in vetta, tra croce, ghiaccio e picozza. Sempre Gaia: «Le scariche elettriche nel loro movimento fra le nuvole e il terreno cercano una strada che presenti la minore resistenza al passaggio della corrente elettrica. Gli oggetti metallici, soprattutto se a forma appuntita o di antenna, sono oggetti attraverso i quali la corrente elettrica scorre molto facilmente. Per questo motivo è meglio evitarli durante un temporale».

Quando il fulmine arriva a ciel sereno

Il fulmine è una scarica elettrica con alta intensità di corrente. «È un'enorme quantità di energia che passa in pochissimo tempo e lungo un percorso molto delimitato, in modo concentrato». Quelli più facilmente osservabili, continua Gaia, partono dalle nubi e arrivano al suolo. In generale, circa il 90% dei fulmini nube-terra o terra-nube scaricano la loro elettricità in un raggio di 8 chilometri dalla cellula temporalesca, mentre il 9% può arrivare fino a 16 chilometri. A volte i fulmini sono in grado di scaricarsi anche diversi chilometri lontano dalla nuvola temporalesca. Veri e propri fulmini … ciel sereno. Chi è al piano sto più tranquillo di chi è in quota tra una vetta e una capanna. «Una volta che si è all’interno di un’abitazione, poco importa dove, si è protetti. All’esterno per contro in genere in montagna si è più esposti che in città, dove vi sono in genere edifici o strutture metalliche molto più alte di noi, su cui si scaricano i fulmini», precisa l’esperto.

Malcantone amato dai cacciatori di saette

In Svizzera, a nord delle Alpi le zone più amate dai cacciatori di fulmini sono l’Entlebuch, nei pressi di Lucerna, e su fino all’Emmental, toccando quindi il Canton Berna e poi la catena del Giura. La regione di Lugano e il Malcantone sono le zone dove i fulmini sono più frequenti in Svizzera. In quest’area in media possono cadere 4-5 fulmini del tipo nube-terra o terra-nube per chilometro quadrato ogni anno, che è veramente una frequenza molto alta.