laR+ Lettere dei lettori

Non toccatemi la radio

Mi sorprende la sequela di attacchi contro la nuova informazione radiofonica. Il linguaggio usato, poi, suona fuori tono per un servizio che sta cercando di stare al passo con un modo di fare informazione sempre più pervasivo e frettoloso. Accurate invece, e ne è la prova il nuovo formato dell’informazione serale, sono la scelta e la confezione delle notizie, sviluppate in modo da dare a chi ascolta un’ampia panoramica dei fatti. Negare lo sforzo in atto è disonesto.

La nostra radio ha corrispondenti e collaboratori eccellenti, da Bruxelles alla Cina, dall’Asia agli Stati Uniti. Persone che sanno fornire, oltre alla notizia, la necessaria contestualizzazione. Certo, può sorprendere l’accostamento fra l’omosessualità in Senegal e la notizia di carattere regionale, ma a chi spara nel mucchio con ostentato compiacimento vorrei chiedere di ascoltare attentamente un’intera edizione. Cosa che si fa sempre meno, distratti come siamo da ogni bip del telefonino. Quello che propongono RG e Sei di sera è informazione di qualità. La conduzione è impeccabile, niente gigionerie per accaparrarsi simpatia, voci chiare e autorevoli. Sì, è vero che ora tra notizie regionali, estere e nazionali si sono mescolate le carte, come fanno del resto i TG da un sacco di tempo. Ma sono cambiamenti a cui si fa l’abitudine.
Fra le altre critiche, quelle “subacquee” di un’ascoltatrice su questo giornale (sotto pseudonimo: non un buon segno per il giornalismo). Sostiene che a Rete due manca la conduzione nel fine settimana. Falso. Si trasmettono repliche, sì, ma anche molti contributi dal vivo. E poi chi l’ha detto che la qualità sta nella diretta? Due che fanno a gara chi dice più scemenze è meglio di un programma registrato come “Tenera è la notte”? Io scelgo la seconda, ottima radio.

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Gentile Cristina,

‘Justine Rêve’ (“solo un sogno”? “un sogno giusto”?) non è un trastullo intellettuale. Lo confesso: ho usato uno pseudonimo perché collaboro con la Rsi. Non voleva essere mancanza di trasparenza. Con il mio vero nome rischierei guai.

Scrivevo: “Vive la bonne radio!”. Ora aggiungo: “Vive l’amour!”. L’amore per il servizio pubblico, che condivido con lei che scrive: “Non toccatemi la radio!”. A me però viene da dire: “Tocchiamola eccome, questa radio”. Smontiamola, rimontiamola. Immaginiamocela, questa nostra Rete Uno.

Accolgo con entusiasmo la ventata di cambiamento e vitalità della nuova direzione Rsi. Non guardo con nostalgia al passato. Però alcuni bisogni rimangono attuali. La sostanza, i programmi, la pluralità. Guardo al presente (la crisi di ascolti, gli attacchi al servizio pubblico, la società in trasformazione, le potenzialità ancora inespresse del mezzo radiofonico). E, soprattutto, al futuro.

Come fare meglio? Ascoltate, esprimetevi.

Justine Rêve

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