I dibattiti

Pse, cantieri privati e commesse pubbliche

Marco Züblin
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Non voglio lasciare lo stadio di calcio del Lugano al suo destino, che mi auguro pieno di successi sportivi e di entusiasmi popolari, senza aver ricordato un ultimo elemento, giuridico ma con sostanziali effetti nella pratica, relativo alla scelta del modello di business (pubblico-privato). Lo scrivo non per rivangare le cose ma soprattutto a futura memoria, per eventuali nuove iniziative di questo genere.

Fosse stata la Città a gestire in proprio il progetto Pse (Polo sportivo e degli eventi), si sarebbe dovuta applicare una procedura aperta soggetta agli accordi intercantonali e internazionali sugli appalti pubblici. La Legge cantonale sulle commesse pubbliche (LCPubb; 730.100) prevede infatti che, qualora un ente pubblico (Comune, Cantone, ente autonomo) affidi lavori edilizi sopra determinate soglie economiche, debba utilizzare procedure competitive formalizzate. Per un progetto delle dimensioni del Pse, in pratica si sarebbero avute queste caratteristiche: (i) pubblicazione ufficiale del bando; (ii) definizione della procedura; (iii) applicazione dell’accordo OMC/GPA del WTO; (iv) utilizzazione di criteri di aggiudicazione verificabili; (v) impugnabilità delle decisioni avanti il TrAmm.

Nel caso del Pse, invece, il modello di business scelto ha consentito di affidare al partner zurighese il ruolo centrale di promotore/costruttore generale, con successiva gestione privata dei subappalti, quindi senza applicare (almeno non direttamente) i principi della LCPubb. Tutta la fase politica e finanziaria pubblica è stata invece soggetta al diritto pubblico, inclusa la scelta del partner. Per il resto, si è agito come se si trattasse di un cantiere privato qualsiasi. E questo anche se la natura del progetto, con una concessione della struttura in leasing con riscatto all’ente pubblico e le finalità di evidente servizio pubblico degli impianti sportivi mi sembra che avrebbero imposto una scelta diversa, o quanto meno l’inserimento dei principi di cui sopra tra gli obblighi del promotore privato in fase di aggiudicazione dei subappalti operativi. Non ho visto il contratto, e non so se questo sia avvenuto. In ogni caso, pare di capire che – nonostante le caratteristiche del progetto e il meccanismo di leasing – la LCPubb non sia stata applicata (almeno non direttamente).

La cosa appare ancora più delicata considerando che la Città ha deciso, per fin troppo ovvi motivi di risparmio, di riscattare le strutture sportive con largo anticipo, facendo capo a uno strumento finanziario (bond) che, prima, sembrava… impossibile. Mi rifiuto di credere che questa mossa fosse stata prevista fin dall’inizio. Se questo sistema si applicasse a tutti i cantieri pubblici, si rischierebbe di aggirare l’applicazione della LCPubb, che diventerebbe così lettera morta. Con cordiali saluti alla trasparenza e alle garanzie legali di equità di trattamento per gli interessati ad acquisire commesse. Per carità, tutto qui sarà funzionato nel migliore dei modi, rispettando le attese e i diritti di tutti; ci mancherebbe altro, siamo pur sempre in Svizzera, bene o male.

E non sollevo il tema, a babbo stramorto, per il Pse, anche se qualcuno un giorno questa storia dovrà pur scriverla, onestamente e con tutti i documenti in mano. Parlo del tema soprattutto perché è utile ammaestramento per prossimi mega-cantieri in cui la collaborazione tra privati ed ente pubblico sarà essenziale, e di cui si parla molto (Conza, per tutti). Quanto meno, appunto, sarebbe prudente inserire nel futuro contratto con il promotore privato di turno l’obbligo di rispettare tutte le norme e le procedure indicate nella LCPubb, nella legge superiore e negli accordi internazionali in relazione alle commesse pubbliche.

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