
L’iniziativa della sezione Udc di Mendrisio di offrire un pulpito e un attento uditorio a un personaggio controverso come l’ex generale Vannacci provoca contrarietà e profonda preoccupazione tra le e i firmatari/e di questa presa di posizione. L’evento ha già avuto echi di vario genere nella stampa e nei social media, così come in sede politica, con l’interpellanza rivolta al Consiglio di Stato dal Movimento per il Socialismo, che è pure tra i promotori di un presidio di protesta programmato per l’occasione.
Roberto Vannacci, eurodeputato italiano e vicesegretario della Lega, si è profilato in questi ultimi anni come autore di un libro autopubblicato con il titolo ‘Il mondo al contrario’, in cui esprime le proprie posizioni politiche, che si definiscono in contrapposizione a un presunto “lavaggio del cervello a cui siamo sottoposti giornalmente, volto a imporre l’estensione della normalità a ciò che è eccezionale e a favorire l’eliminazione di ogni differenza fra uomo e donna, tra etnie (per non chiamarle razze), tra coppie eterosessuali e omosessuali, tra occupante abusivo e legittimo proprietario, tra il meritevole e il lavativo”. Il disegno politico da contrastare, per Vannacci, ha l’implicito obiettivo di sovvertire “valori e principi che si perdono nella notte dei tempi”, ancorati chissà come alla Storia. Sono parole e argomentazioni che rinviano chiaramente alle posizioni della destra illiberale, che un po’ in tutto il mondo sta rispolverando, come fa Vannacci, la triade “Dio, Patria e famiglia” per definire i valori che, a suo dire, da sempre hanno mosso la nostra civiltà e cultura occidentali e che oggi, in questo “mondo al contrario”, minoranze di varia natura (tacciate comunque e sempre di essere "“di sinistra”) vorrebbero rimettere in discussione, o addirittura negare.
Una vera e propria riscrittura della Storia, con un misto di omissioni clamorose e di esemplificazioni (e semplificazioni) autobiografiche del generale dell’esercito italiano che si fregia di aver servito la sua nazione in tutti i campi di battaglia del mondo. Così, Vannacci può giungere a evocare con enfasi e devozione la X Mas, il corpo militare italiano specializzato che nel ventennio fascista è giunto a collaborare con i nazisti facendosi responsabile di stragi di civili e fucilazioni di partigiani. Per Vannacci si tratta di eroi che hanno fatto il loro dovere di soldati, hanno combattuto per la patria, poco importa come e quando. E poco importa che il loro capo, Junio Valerio Borghese, sia poi diventato, oltre che presidente del Movimento Sociale Italiano, il promotore di un fallito colpo di Stato neofascista nel 1970. Poco importa, anche, che nello staff attuale di Vannacci vi siano, fra gli altri, fautori di commemorazioni per Borghese, aderenti o ex aderenti di Casa Pound e di Forza Nuova, ex sostenitori di ‘Avanguardia nazionale’ fondata dal terrorista nero Stefano Delle Chiaie. E che dire, infine, delle recenti rivelazioni del programma ‘Report’ (Rai 3) sulle numerose aderenze massoniche e piduiste del generale? Questo genere di “frequentazioni” non appare, evidentemente, nel “mondo al contrario” di Vannacci in cui, a dire la verità, le diverse tesi di fondo sulle questioni etniche, di genere, di merito, vengono esposte in termini che – si dichiara – vogliono ricondurre semplicemente (ma del tutto soggettivamente) al “buon senso” o al senso comune e che con l’ausilio di qualche vago supporto “scientifico” diventano assolute “verità”, discutibili finché si vuole, ma sempre “verità” perché inerenti a quanto sente e vive “la maggioranza delle persone”: quella che conosce lui, sia ben chiaro, e che secondo lui determina la “normalità” o l’anormalità di fenomeni, esperienze, condizioni di vita.
Sono tesi che in vario modo Vannacci sta reiterando da anni in ambito politico, dove si dice in piena sintonia con movimenti di estrema destra come AfD (Alternative für Deutschland) o il partito spagnolo Vox. Una voce, quella di Vannacci, che si inserisce dunque a pieno titolo nel solco di una narrazione della realtà politica, sociale, culturale, fondata su classificazioni arbitrarie, sulla negazione dell’inclusione, sul primato etnico, sul dispregio delle differenze negli orientamenti sessuali, sulla difesa di un concetto di libertà che non implica né l’eguaglianza né la solidarietà. Ecco dunque che l’omosessualità non è “normale”, non è “normale” la presenza di tanti “neri” in Europa, né “normale”, su un altro piano, è rivendicare un principio di ridistribuzione della ricchezza, giacché “significherebbe privare di beni chi li ha guadagnati onestamente” a favore di chi non fa niente per meritarseli. E intanto cresce a dismisura, ogni anno, il divario fra l’élite dei ricchi e la massa di poveri. Ora, l’arrivo di Vannacci segue di poco quello di una delle più note sostenitrici della “remigrazione” (la deportazione in massa dall’Europa degli immigrati di varia provenienza e colore), ovvero la blogger e influencer olandese Eva Vlaardingerbroek, invitata nei mesi scorsi al Lugano Financial Forum a colloquio con il municipale Udc Marco Chiesa. Appare evidente non solo il propagarsi di idee e teorie razziste e omofobe, ma anche il fatto che, da noi, è inequivocabilmente l’Udc il partito politico (con il sostegno della Lega) ad assumersi la responsabilità di sostenerne la plausibilità, se non la validità. Sul fatto che in non poche affermazioni di Vannacci si annidino principi lesivi, contrari al nostro codice penale sarà, come richiesto dall’Mps, il governo e poi, semmai, la magistratura a fornire un riscontro chiaro e circostanziato.
L’incontro di Mendrisio è presentato, furbescamente, come un’occasione di “confronto” sul tema del presunto fallimento dell’Ue (nel cui Parlamento lo stesso Vannacci siede da tempo) e più in generale come una possibilità di ascoltare un relatore chiaramente orientato nel sostenere quanto a livello svizzero l’Udc professa da tempo: chiusura delle frontiere, respingimento dei richiedenti l’asilo, totale opposizione verso qualunque pratica inclusiva. In questo, come in precedenti casi, l’Udc svizzera e ticinese, si fa carico di una precisa responsabilità, di una legittimazione di tesi e pratiche politiche che possiamo definire, per citare l’autorevole studioso argentino Federico Finchelstein, di “aspiranti fascisti”. Siamo dell’idea che chi organizza una simile serata implicitamente si inserisce nel solco di questo orientamento. Difficile ora stabilire se vorrà solo contribuire a tracciarlo con l’aratro o se sarà pure disposto a difenderlo con l’alabarda. Comunque sia, questa situazione ci preoccupa e ci vede fortemente contrari.
Il sostenere idee differenti e il confronto fra esse sono principi intangibili e auspicabili, ma è sconcertante constatare come chi ha nostalgie fasciste approfitti delle libertà concesse dalla democrazia per negarne i fondamenti. Non condividiamo nemmeno l’idea piuttosto diffusa che non bisognerebbe contribuire, con una pubblica denuncia, a dare peso e visibilità a teorie, eventi e personaggi di questa risma. Sappiamo purtroppo bene dove porta questa strada: gli esempi rintracciabili in un passato più o meno recente sono tragici e inequivocabili. In nome del rispetto del pluralismo e della libertà d’opinione, esprimiamo qui dunque il nostro totale dissenso nei confronti di questo ennesimo esempio di una deriva populista, che, ancora con le parole di Finchelstein, “non dà vigore alla democrazia ma radicalizza il suo declino e ne accelera la trasformazione verso forme autoritarie”.
Elenco dei firmatari (in ordine alfabetico):
Agostinetti Elia, Alborghetti Fabiano, Andolfo Filippini Angela, Antognini Claudia, Ardia Alessandra, Arrigoni Mauro, Ballerio Antonio, Baratti Danilo, Bellinelli Luca, Bellinelli Matteo, Beretta Gianni, Bernardi Brenno, Bernasconi Dario, Bertossa Paolo, Bianchetti Andrea, Bianchi Rocco, Bianchi Grazia, Brughera Bruno, Candolfi Patrizia, Candolfi Simonetta, Caroli Geiler Delta, Carrer Claudio, Casella Mario, Cavani Franco, Ceppi Fabrizio, Cerri Olmo, Cerri Maurizio, Chiaruttini Maurizio, Chiaruttini Massimo, Cleis Franca, Cleis Milo, Conforti Mario, Conforti Pepita Vera, Corti Maurizio, Cotti Alberto, Danzi Massimo, De Blasi Daniele, De Blasi Maria Angela, Dell’Agnola Daniele, Delorenzi Renato, Demichelis Lelio, Dones Vasco, Dones Elvira, D’Erchie Marco, Emery Nicola, Erez Boas, Favilli Paolo, Fornari Maria Chiara, Franchini Federico, Frigeri Giuliano, Gehring Françoise, Genasci Pasquale, Genetelli Giorgio, Gezzi Massimo, Ghiringhelli Andrea, Giudici Francesco, Giussani Bruno, Giovannoli Maria Sole, Greppi Spartaco, Guzzi Giorgio, Kopreinig Guzzi Cristina, Lento Mattia, Lepori Lou, Lombardi Enrico, Lubrini Willy, Manzocchi Ornella, Marazzi Christian, Marcoli Consuelo, Margnetti Giuseppe, Maspero Rossana, Mazzucchelli Pam, Merlini Fabio, Messina Pamela, Mock Elena, Montorfani Pietro, Moretti Ronny, Moser Andrea, Nava Giancarlo, Nava Annamaria, Patocchi Pusterla Claudia, Pedrazzini Daniele, Pedroni Virginio, Peduzzi Raffaele, Pianezzola Anna, Plebani Fabrizio, Pusterla Fabio, Quaresmini Enrico, Quadranti Fabrizio, Rizzoli Andrea Emilio, Rosenbaum Francine, Rossi Antonio, Rossi Martino, Ruchat Anna, Sargenti Aurelio, Sassi Elisabeth, Schärer Rolando, Sisini Rezio, Soldini Tommaso, Soldini Fabio, Soldini Simone, Sonzogni Chino, Stanga Mauro, Stanga Daniele, Steiger Isabella, Storelli Doris, Talarico Rosario, Tavarini Gianni, Toppi Silvano, Tomasini Adolfo, Travella Mara, Travelli Laura, Valentini Maria Rosaria, Valsangiacomo Nelly, Venturelli Elio, Venturelli Mireille, Venturelli Michel, Verga Gianluca, Züblin Marco