I dibattiti

Chi è di scena a scuola

(Ti-Press)

Noi insegnanti non ce ne siamo accorti, probabilmente perché sommersi da corsi di formazione continua, da moduli di certificazione per la formazione continua, da preparazione di attività, da correzioni di attività, da riunioni preparatorie, da stesure di verbali delle riunioni, da elaborazione di progetti, da messa in pratica di progetti, da colloqui con i genitori, da colloqui con gli allievi dopo i colloqui con i genitori, da consigli di classe, da stesura dei giudizi, e talvolta anche dalle lezioni (dopo averle preparate). Sì, probabilmente è così: eravamo distratti, noi privilegiati insegnanti che hanno tanto tempo libero a disposizione. Talmente distratti da perderci la grande notizia: venghino, signore e signori, venghino, inizia lo spettacolo sulla scuola, venite tutti, divertimento assicurato!

Come altro definire altrimenti ciò che negli ultimi dodici mesi avviene in Ticino? È uno spettacolo, una tragedia con qualche tratto di commedia satirica: chiusa la stagione dei malgestiti dibattiti sulle modalità didattiche e pedagogiche prima (leggi Scuola che verrà) e sulla questione dei livelli poi, si apre quella finanziaria. Prima è la volta delle rendite pensionistiche, di cui già lungamente abbiamo trattato anche noi della rivista Verifiche l’anno scorso, ma che è ben lungi dall’essere conclusa. Ultimo atto (per ora) della tragedia pensionistica la decisione del Gran Consiglio di indire un referendum finanziario, ovvero obbligatorio, sulla stessa decisione del Gran Consiglio di concedere le misure di compensazione a favore degli affiliati alla cassa pensioni Ipct: come a dire decido ma non decido? Come a dire dimostro solidarietà però meglio verificare se tutti son d’accordo? Vai a sapere. Aspettiamo l’esito del ricorso mosso dall’Associazione ErreDiPi presso il Tribunale federale per avere chiarezza, ma quel che già è certo è che anche la democrazia sembra trasformarsi vieppiù in uno spettacolo. Quello sulla scuola però sbanca al botteghino, perché riesce addirittura ad assicurare due eventi in contemporanea, come un vero Festival! Infatti, a chi fosse venuto a noia il dibattito sulle pensioni, ché si sa, questi dipendenti cantonali certo fan un lavoro importante però sono poi comunque tranquilli, mica fan fatica ad arrivare alla fine del mese, ecco se proprio costui fosse annoiato potrebbe spostarsi nella sala accanto, dove danno un’altra tragedia: quella del Preventivo 2024 del Canton Ticino, con cui il Consiglio di Stato mette sul tavolo il primo pacchetto di misure di risparmio decise dal mirabile Decreto Morisoli. Quali misure di risparmio, dunque? Abolizione del riconoscimento del carovita, taglio del 2% per salari annui superiori ai 60’000, soppressione del congedo anzianità corrisposto in denaro, oltre a molte altre misure più di dettaglio, ma che naturalmente sono incisive per coloro che ne vengono toccati. Questi tagli, chiamiamoli col loro nome, naturalmente non riguarderanno solo il 2024, ma verosimilmente l’intero prossimo quadriennio, e soprattutto nel caso del mancato riconoscimento dell’adeguamento al rincaro, che si somma a quelli degli ultimi anni, andranno a erodere il nostro potere d’acquisto di circa il 3,4%. Lo spettatore prima annoiato dovrebbe ora essere allibito e arrabbiato, e pretendere che cali il sipario, si accendano le luci e il regista appaia sul palco a ricevere pomodori e schiamazzi.

Perché gli insegnanti non sono dei numeri sulla carta che si possono cancellare o spostare: sono persone, professionisti appassionati che si impegnano ogni giorno trovando energie e risorse per affrontare un lavoro complesso e articolato, che sempre più viene appesantito da compiti aggiuntivi che esulano dalla programmazione didattica disciplinare – negli ultimi anni sono innumerevoli le nuove educazioni che vanno affrontate, i compiti amministrativo-burocratici che vanno svolti, le certificazioni o i rapporti che vanno consegnati –. Nota di colore piuttosto interessante: questi obblighi del mestiere sono imposti dallo stesso regista che decide non solo di non aumentare gli investimenti nella scuola per garantire qualità e risorse, ma anche di indebolire la forza di chi, nonostante tutto, la scuola di qualità la tiene in piedi: gli insegnanti. Ma la loro dignità professionale non resta in piedi; dopo anni di sacrifici, di critiche, di pregiudizi, essa come un’ombra sta scivolando a terra sul palcoscenico, e i tagli prospettati dal Preventivo 2024, gli ultimi di una lunga serie, non faranno che calpestarla definitivamente.

Questo articolo verrà pubblicato come editoriale sul numero 4/2023 della rivista magistrale ‘Verifiche’

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