I dibattiti

I bacini idroelettrici e il tracollo della civiltà alpina

(Ti-Press)
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Mi sia concesso di dissentire con garbata fermezza in punto alla seconda parte dell’articolo del presidente del Plr di Lugano Paolo Morel, apparso il 4 luglio. Su Turtmann e sulla sua valle ritornerò brevemente in conclusione.

La costruzione della diga della Verzasca e di decine di impianti consimilari sull’intero arco alpino, lungi dall’essere lungimirante, è stata catastrofica per il paesaggio, condannando alla disparizione perpetua villaggi interi (Marmorera, Göscheneralp, Agaro, Curon Venosta, ecc…), rispettivamente fantastici monti, pascoli e alpeggi (la Val Sambuco, Zerfreila a Vals, ecc…).

A suo tempo, in Ticino pochissimi osarono opporvisi, tra gli altri Piero Bianconi, Anna Gnesa per la Verzasca e Plinio Martini per la Vallemaggia. Dobbiamo mantenere elevatissima la guardia, perché le avvisaglie di nuove meraviglie sono dietro l’angolo (ulteriori invasi e innalzamenti di bacini esistenti), complice lo sciagurato progressivo smantellamento del nucleare deciso qualche anno fa.

L’alternativa principale delle rinnovabili è costituita dai pannelli solari sui tetti degli edifici esistenti e di quelli nuovi.

Nella lunghissima attività di Consigliere comunale a Locarno mi sono più volte reso protagonista di prese di posizione “fuori dal coro” (in interventi, atti parlamentari, rispettivamente rapporti commissionali). Purtroppo gli invasi vuoti fanno tendenza e piacciono a una civiltà che non ha nessun rispetto per le immani fatiche dei nostri avi.

Il Locarnese e la Vallemaggia hanno pagato un tributo altissimo e si sono trovati in casa solo le briciole, l’abbandono della montagna e lo spopolamento sono proseguiti imperterriti.

Tornando in conclusione al Vallese è doveroso ricordare chi ha saputo cantare l’inarrivabile bellezza delle sue vallate prima dell’avvento del cosiddetto “progresso”: Corinne Bille e Maurice Chappaz (guarda caso amici di Plinio Martini). Aggiungiamo pure per i suoi aspetti ancestrali Ramuz e Zermatten.

Ai margini della Turtman Tall (ancora oggi per fortuna) fa bella mostra di sé uno degli alpeggi svizzeri più belli quello di Ginals (attestato già dal 1240 e suddiviso tra le comunità di Eischoll e Unterbäch), la cui tradizione più commovente (comune peraltro a quello di altri alpi, tra cui Meiden – Gruben in cima alla valle) è quella del “Betteltag” del 14.08 (vigilia dell’Assunzione di Maria) ossia la riservazione e donazione del corrispettivo di un’intera giornata del formaggio di prima qualità di tutti gli alpi ai poveri (in particolare agli orfani e alle vedove della comunità).

Questo è uno dei grandiosi insegnamenti della civiltà alpina che, complici i baroni dell’elettricità e i politici lecca piedi poco avveduti, abbiamo arrischiato di perdere per sempre!

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