29.10.2022 - 09:45

Fuori tutto cambia, qui no

di Ivo Durisch, capogruppo Ps
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Le aziende contribuiscono al benessere di un paese se riescono a pagare stipendi adeguati alla realtà in cui vivono e a riconoscere, attraverso le imposte, le condizioni quadro di cui beneficiano, fra cui i servizi e le infrastrutture pubbliche. Se questo non avviene la comunità dovrà assumersi la maggior parte dei costi derivanti dalla spesa pubblica oltre a quelli derivanti dalle esternalizzazioni negative dovute al traffico, all’inquinamento e al consumo di territorio, se lo sviluppo è disordinato e non sostenibile. Questo è il rischio che la politica economica del nostro Cantone ha deciso di prendersi quando ha puntato tutto, o quasi, su aziende mordi e fuggi che si sono insediate in Ticino unicamente per i vantaggi di posizione legati dapprima al segreto bancario e all’ottimizzazione fiscale poi. Aziende che, finite le opportunità di facili guadagni, si sono sciolte come neve al sole lasciandosi alle spalle uffici vuoti e capannoni deserti. Dal 2008 a oggi il numero di istituti bancari sulla piazza ticinese si è dimezzato, mentre il meccanismo di elusione fiscale delle grandi marche del lusso è stato pesantemente sanzionato dai paesi di provenienza delle aziende stesse.
Ma non solo la politica economica è risultata fallimentare, anche la politica fiscale degli ultimi 25 anni, basandosi su assunti teorici mai provati e che alla prova del nove si sono dimostrati completamente sbagliati, ha dovuto incassare una sconfitta. Infatti la strategia della concorrenza fiscale e dei conseguenti sgravi ha fragilizzato le finanze cantonali contribuendo a impoverire il paese senza saper attrarre, come pretendeva di poter fare, aziende virtuose radicate sul territorio. Una politica fiscale pensata ad hoc per le multinazionali del lusso, che nonostante questo hanno lasciato il paese.

Se a livello salariale è ormai noto che in Ticino abbiamo gli stipendi mediani più bassi della Svizzera, proviamo a vedere come stiamo con il gettito di imposta cantonale delle persone giuridiche facendo un paragone con il recente passato e con il resto della Svizzera. A livello nazionale il rapporto tra l’incassato delle imposte sulle persone giuridiche e quello delle imposte sulle persone fisiche è di 1 a 3. Un rapporto rimasto per lo più costante nel corso degli anni. In Ticino non è così, o meglio non è più così. Infatti se guardiamo il preconsuntivo 2022 a suscitare qualche interrogativo, ancora una volta, è il calo del gettito sull’utile e sul capitale delle persone giuridiche con un meno 5% rispetto a quanto preventivato e allo stesso livello del 2020, l’anno della pandemia e del lockdown. A preconsuntivo il gettito sull’utile e sul capitale delle persone giuridiche si attesta a 252 milioni di franchi. Una cifra ben misera se pensiamo che nel 2015 il gettito era di 310 milioni. Insomma una contrazione pari al 18%, quando nel frattempo gli addetti a tempo pieno sono passati da 187mila a 198mila. Se nel 2015 il rapporto tra gettito delle persone giuridiche e gettito delle persone fisiche era di 1 a 3 ora è di 1 a 5 e nel 2025 quando l’aliquota sull’utile delle persone giuridiche scenderà ulteriormente dall’8% al 5,5%, con uno sgravio del 30%, questo rapporto crollerà a 1 a 6. Forse si è sbagliato qualcosa e forse qualcuno dovrebbe porsi le domande giuste per capire come uscire da questa poco virtuosa, almeno per la collettività, rincorsa allo sfruttamento dei vantaggi di posizione e alla concorrenza fiscale. Evidentemente i dirigenti della Camera di Commercio non la pensano così visto che alla loro assemblea annuale sono echeggiate parole del genere l’economia non è un bancomat oppure ancora no a sfrenate corse ridistributive della ricchezza.

Dalla stessa parte il Partito Liberale Radicale che persevera nel promuovere sgravi fiscali esclusivamente alle persone più facoltose. Anche i conservatori in Inghilterra, vedi il caso Liz Truss, hanno capito che in un periodo di grande instabilità e forte inflazione le ricette neoliberiste non giovano a nessuno. Considerate le prospettive economiche internazionali, l’inflazione alle stelle e i conti pubblici del Cantone in seria difficoltà bisognerebbe avere il coraggio di guardare in faccia i cittadini e congelare fino a tempi migliori l’abbassamento dell’aliquota sull’utile delle persone giuridiche, anche perché semmai invece che sgravi a chi fa utili bisognerebbe dare aiuti a quelle imprese che sono in difficoltà.

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