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04.10.2022 - 07:50

Energia e disinformazione

di Patrizio Fenini, Bignasco
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Nel dibattito sull’approvvigionamento energetico, e in particolare quando si tratta di nucleare, la realtà dei fatti lascia sovente spazio a fantasiose e tendenziose narrazioni da parte di politicanti e dei loro finanziatori. Purtroppo ciò fa ormai parte della normalità e non disturba più nessuno. Per avere un interlocutore competente alla puntata di Falò dal titolo "Energia nucleare, quale futuro?" andata in onda giovedì 29 settembre, la Rsi ha fatto intervenire la Prof. Dr. Annalisa Manera che insegna sicurezza e tecnologia nucleare al Politecnico federale di Zurigo. Alla richiesta di fornire una percentuale di rischio d’incidente nucleare per la Svizzera, la professoressa ha risposto che un incidente con rilascio di radiazioni all’esterno ha la probabilità di avverarsi una volta ogni cento milioni di anni. Questa affermazione è certamente falsa! Nel documento Ensi 14/3025, l’autorità di sorveglianza della Confederazione in materia di sicurezza nucleare Ifsn dichiara infatti che il Lerf (Large Early Release Frequency / frequenza di rilascio importante di radioattività) per i reattori di Beznau è di 4,27 E10-6, corrispondente a un evento ogni 234’000 anni (terrorismo e sabotaggi esclusi). Tenendo conto degli altri reattori che compongono il rischio per il nostro Paese, si arriverebbe all’incirca a un evento ogni 100’000 anni, cioè un valore mille volte più piccolo di quello dichiarato dalla professoressa. Quando una Prof. Dr. del ramo fa un errore di un fattore mille, nasce il sospetto che si tratti di propaganda. È sospetta propaganda anche l’affermazione secondo la quale gli Epr in costruzione in Gb saranno operativi in metà tempo e a metà dei costi rispetto a quello finlandese: come si può onestamente affermarlo quando la messa in esercizio del primo reattore britannico è prevista per giugno 2027 con costi già lievitati del 40% dal preventivo 2016? La professoressa ha anche affermato che "i giapponesi hanno riaperto le centrali nucleari". Sarebbe stato più onesto dire che i giapponesi hanno rimesso in esercizio, in tempi recenti e dopo spese miliardarie, 9 dei 54 reattori che operavano prima del disastro del 2011. Ha poi tentato un paragone tra le scorie chimiche, citando il cadmio come esempio, e le scorie nucleari. Spero riesca a spiegare ai suoi studenti che il cadmio è stato al massimo concentrato dall’uomo, ma dopo l’uso rimane cadmio, mentre la fissione dell’uranio, quasi inerme in natura, produce nuove sostanze altamente radioattive e tossiche che rimarranno tali per millenni. In conclusione: la disinformazione arriva anche da dove non te l’aspetti.

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