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18.06.2022 - 09:13
di Annamaria Gélil Ghirlanda, ex direttrice Scuola media

Scuola: niente di nuovo sotto il sole

Malgrado le dichiarazioni, l’iniziativa parlamentare elaborata del Plr ripropone, in altra forma, il solito concetto dei livelli. Vi si parla di corsi opzionali "orizzontali", di potenziamento delle materie opzionali (senza peraltro parlare di contenuti), di corsi di approfondimento e di applicazione, ma ci vuole poca fantasia per immaginare opzioni di tipo culturale e opzioni di tipo pratico, in altre parole corsi di livello alto (per es. latino) e corsi di livello basso. È ben evidente che la scelta non sarà così libera come assicurato, ma dipenderà molto dalla provenienza sociale dell’allievo, o della sua voglia di fare... e non dimentichiamo che abbiamo a che fare con ragazzi molto giovani: non sembra proprio essere il momento delle idee chiare per loro. Tralascio di entrare nelle complicazioni organizzative per riuscire a offrire più opzioni, soprattutto in una scuola di dimensioni medio o piccole; anche la molto sottolineata permeabilità tra i corsi sarà molto difficile da concretizzare. La difficoltà organizzativa non potrà che tradursi in riduzione delle proposte, insomma in impoverimento.

Più che all’allievo, il progetto sembra servire le esigenze del mondo del lavoro, mondo che ha il mio totale e assoluto rispetto, ma la preparazione dei giovani al lavoro deve avvenire dopo la scuola obbligatoria. Questo se vogliamo rendere un favore non solo ai giovani, ma anche allo stesso mondo del lavoro.

Nell’iniziativa parlamentare si parla pure di una possibile differenziazione dell’italiano in corsi di approfondimento e di applicazione. Questa proposta mi lascia, a dir poco, basita.

Voglio ricordare che la lingua materna è innanzitutto strumento di pensiero e non solo mezzo di comunicazione: senza parole non si può pensare! Vogliamo lasciar perdere di affinare tale strumento per un certo numero di allievi? Forse perché, tradendo in modo pacchiano lo scopo della scuola, abbiamo deciso (in modo del tutto arbitrario) che per quegli allievi non ne vale la pena perché tanto non capiranno mai?

Per gli uni (quelli bravi) l’accesso a quel bene universale e fortemente formativo che è la letteratura e per gli altri limitarsi a insegnare a leggere un orario ferroviario o a scrivere un curriculum vitae?

È una visione offensiva sia per gli allievi sia per l’insegnamento.

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