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I dibattiti
15.04.2021 - 18:110

Rocco Filippini e il grave errore professionale della Rsi

Enrico Morresi, decano del giornalismo ticinese, sulla morte del celebre violoncellista ticinese data a Rete Due ma sfuggita ai colleghi del radiogiornale

È morto Rocco Filippini, la Svizzera italiana ricorda uno dei suoi artisti più illustri. Da molto tempo non suonava più in pubblico, soffriva di una malattia grave, il Covid ha compiuto l’opera. La notizia si è diffusa nel pomeriggio di mercoledì 14 aprile, la Rete Due della Rsi l’ha fatta seguire da parole di ricordo di Christian Gilardi e da un brano eseguito dal Trio di Milano, formazione di musica da camera che Filippini, con Cesare Ferraresi e Bruno Canino, aveva portato a fama internazionale.

Purtroppo, in questa sede non mi posso occupare del grande artista che fu Rocco Filippini ma di un grave errore professionale commesso dalla prima rete della radio e dalla televisione ignorando la notizia della sua morte per tutta la giornata del 14 aprile. Niente, fino ai radiogiornali del mattino di giovedì 15 aprile.

I due quotidiani del cantone – viva il giornalismo vieux jeu! – la notizia l’avevano pubblicata nei loro siti online prima della sera. Registro allora con stupore la spiegazione ricevuta al telefono da un “quadro” dell’ente, giovedì mattina: che semplicemente la notizia non si era saputa. Con sgarbo mi si è fatto notare che dovrei rendermi conto in che condizioni si lavora in una redazione (era la giornata in cui si confermava che saranno di nuovo frequentabili i tavolini delle terrazze dei bar…). Io supponevo invece che l’omissione fosse voluta, decisa, per un’interpretazione restrittiva delle norme legali e deontologiche che regolano la pubblicazione dei nomi in cronaca. No, c’était plus simple que ça: la notizia – pur data dalla redazione della porta accanto, quella di Rete Due – i miei colleghi delle reti mainstream non l’avevano: bella ammissione, notoriamente l’ultima scusa che un giornalista vorrebbe dare!

Chiedo scusa per aver parlato male della Rsi. Ci ho lavorato, mi rincresce vederla lavorare così.

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