22.12.2020 - 19:05

Riserve: ci vuole più flessibilità

Céline Antonini: Serve integrare più direttamente il livello degli accantonamenti nel calcolo dei premi

di Céline Antonini
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Le riserve dell’assicurazione malattia sono un tema ricorrente nel dibattito politico. Proprio in questi giorni si conclude una consultazione sulle regole per il loro utilizzo. Le riserve sono necessarie in qualsiasi tipo di assicurazione per potere fare fronte a imprevisti. L’assicurazione malattia non rappresenta un’eccezione.

È infatti un compito arduo calcolare quali saranno i costi sanitari dell’anno successivo. Negli ultimi anni è capitato che la spesa sanitaria superasse i premi pagati: le riserve hanno coperto la differenza. Il periodo incerto attuale conferma la loro importanza: se la pandemia dovesse fare lievitare la spesa sanitaria oltre le previsioni annuali, le riserve coprirebbero la differenza, senza aumenti dei premi. Una brutta sorpresa in meno in questo periodo difficile.

Almeno due aspetti vengono spesso dimenticati nel dibattito sulle riserve. Primo, il loro livello (2019: circa 10 miliardi) deve essere messo in relazione con la spesa sanitaria annuale dell’assicurazione di base (32 miliardi). 10 miliardi corrispondono a circa 3-4 mesi di premi. Le riserve della Suva e dell’Avs coprono circa 12 mesi. Secondo, gli assicuratori non godono di una libertà totale nel diminuire le proprie riserve. Ci sono regole precise e il margine di manovra è limitato. Proponendo una modifica delle regole attuali, il Consiglio federale riconosce che gli assicuratori hanno per molti versi le mani legate. Le modifiche previste permetteranno agli assicuratori di diminuire più facilmente le riserve, nell’interesse degli assicurati. Ci vorrebbe però un’ulteriore flessibilizzazione: integrare il livello delle riserve più direttamente nel calcolo dei premi, così da fissare se possibile premi più bassi.

Le regole attuali prevedono che gli assicuratori con un livello di riserve sufficienti possano calcolare i premi per l’anno successivo prendendo più rischi. I premi non possono però essere inferiori ai costi previsti; le possibilità di diminuire le riserve sono dunque limitate. Gli assicuratori con riserve di gran lunga superiori al minimo legale dovrebbero potere proporre premi leggermente inferiori ai costi. Gli assicuratori malattia, in concorrenza tra loro, hanno tutto l’interesse ad offrire premi competitivi, più bassi.

Negli ultimi anni l’Ufsp ha al contrario rialzato i premi proposti anche da assicuratori con riserve nettamente superiori al minimo legale. In Ticino l’inter vento dell’Ufsp ha determinato un aumento dei premi 2021 del 2,1% invece che dell’1,7 % . Diminuire in modo eccessivo le riserve andrebbe però a scapito degli assicurati e di tutto il sistema. Diamo piuttosto la responsabilità imprenditoriale agli assicuratori con riserve alte di diminuirle volontariamente, integrandole più direttamente nel calcolo dei premi. Infine, non dimentichiamo che le riserve non possono essere uno strumento per frenare l’aumento dei premi sul lungo termine: per questo ci vogliono riforme incisive (Efas, Tardoc ecc.) per contenere l’aumento dei costi della salute.

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