Testimonianze anonime di militari Idf al quotidiano Haaretz descrivono un netto cambiamento nell'approccio a proporzionalità e danni collaterali.
"Un rapido allentamento dei criteri per classificare una persona come 'terrorista', un netto cambiamento nell'approccio al principio di proporzionalità e all'impiego di munizioni pesanti, nonché un significativo allentamento delle regole che disciplinano l'uccisione di civili non coinvolti, considerati 'danni collaterali negli attacchi'". In un servizio con interviste a personale dei servizi segreti e agli operatori di droni dell'esercito israeliano (Idf), che mantengono l'anonimato, il quotidiano israeliano di orientamento di sinistra Haaretz riporta che dopo il 7 ottobre 2023 le regole d'ingaggio dell'esercito si erano allentate.
A. è uno dei quattro militari appartenenti a unità dei servizi segreti e droni che hanno raccontato ad Haaretz i cambiamenti a cui ha assistito. Secondo il quotidiano, fino al 7 ottobre, la politica di attacco dell'Idf e degli altri apparati di sicurezza era guidata in larga misura dal diritto internazionale dei conflitti armati, in particolare dal principio di proporzionalità, oltre che dal costante impegno a ridurre al minimo i danni alla popolazione civile.
Un episodio significativo risale al settembre 2003, quando Avi Dichter, oggi deputato del Likud (il partito di destra del premier Benyamin Netanyahu), era a capo dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interno israeliano. Una preziosa informazione dei servizi segreti aveva rivelato che l'intera leadership del movimento islamista Hamas, al potere a Gaza, compresi Ahmed Yassin, Mohammed Deif e Ismail Haniyeh, si stava riunendo segretamente all'ultimo piano di un edificio della Striscia. Il piano iniziale, che prevedeva il lancio di una bomba pesante, fu abbandonato all'ultimo momento per timore delle conseguenze per i civili che si trovavano ai piani inferiori.
Si decise invece di utilizzare una bomba più piccola, del peso di un quarto di tonnellata. La carica ridotta non riuscì a far crollare l'edificio e i principali esponenti di Hamas sopravvissero all'attacco. Dopo il massacro del 7 ottobre viene descritto un approccio alla guerra completamente diverso, in cui persino "un obiettivo di livello più basso giustificava perdite tra la popolazione civile".
"Sono arrivate ai servizi segreti militari persone che non avevano mai prestato servizio nell'intelligence", racconta A. "Si sedevano e cercavano i bersagli più insignificanti, i pesci piccoli, per poterli uccidere. Chiunque mostrasse simboli di Hamas su Facebook o si identificasse come membro di Hamas veniva inserito nell'elenco degli obiettivi. Alcuni erano effettivamente membri di Hamas, altri erano anche combattenti, ma si trattava davvero di pesci piccoli".
D., che ha prestato servizio nelle "strike cells" - unità operative di comando nelle retrovie che coordinano gli attacchi dei droni e di altri mezzi aerei e fungono da occhi per le truppe sul terreno - conferma questa ricostruzione, descrivendo i cambiamenti nei criteri e nei metodi operativi. "All'improvviso, l'Idf colpiva indiscriminatamente anche gli obiettivi di livello più basso e tutti avevano dimenticato la necessità di risparmiare munizioni. Colpivamo gli autisti di Hamas. Si era arrivati a questo".
Un tema ricorrente nelle testimonianze è la discrepanza tra l'importanza di un obiettivo, la portata dell'attacco e il numero di vittime civili ritenuto accettabile. Il 31 ottobre 2023, per esempio, aerei dell'aeronautica israeliana sganciarono bombe pesanti su un vasto complesso nel campo profughi di Jabalya. L'obiettivo era Ibrahim Biari, comandante del battaglione di Hamas a Jabalya. "Sapevamo che Biari si trovava sottoterra, sotto diversi grandi edifici, ma non riuscivamo a individuare con precisione quale", racconta D. "Così fu deciso di scegliere diversi edifici ancora occupati e di far crollare tutti quelli che si trovavano sopra il tunnel in cui si trovava. Non abbiamo avviato un'evacuazione perché era importante ucciderlo prima che potesse fuggire".
Secondo A., anch'egli coinvolto nella missione, i calcoli dei servizi segreti militari sui potenziali danni collaterali stimavano la cifra tra le 250 e le 300 persone, quindi la decisione fu sottoposta direttamente al capo di stato maggiore per l'approvazione. L'Idf, al contrario, afferma che la loro stima dei danni collaterali si aggirava intorno alle 100 persone. I soldati sostengono che alla fine le vittime furono molte di più.