L'accordo tra il governo Kurti e l'opposizione porta all'elezione di Justina Shiroka Pula, con un compromesso sulla legge per il tribunale dei crimini di guerra.
Nelle prime ore di oggi il Parlamento del Kosovo è riuscito a eleggere una presidente per il Paese, evitando per un soffio le quarte elezioni legislative in meno di due anni. Anni di stallo politico sono stati superati grazie a un accordo tra le forze politiche.
Il governo di Albin Kurti ha raggiunto un accordo con l'opposizione per ottenere la maggioranza dei due terzi ed eleggere così Justina Shiroka Pula. Il ruolo di presidente in Kosovo è prevalentemente onorifico. I parlamentari dell'opposizione hanno accettato di avallare la scelta di Pula dopo che Kurti ha approvato una legge volta a ridurre i poteri del tribunale incaricato di giudicare i crimini di guerra, al centro di scontri avvenuti lunedì.
Il mese scorso, tale tribunale ha condannato a 25 anni di carcere l'ex presidente Hashim Thaçi per crimini di guerra commessi durante il conflitto per l'indipendenza dalla Serbia negli anni '90. Ha inoltre inflitto pene comprese tra i 13 e i 25 anni ad altri tre alti esponenti dell'Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) per omicidi, arresti illegali, torture e trattamenti crudeli. Il verdetto aveva suscitato l'indignazione dei manifestanti nel Paese balcanico, dove i quattro uomini sono ampiamente considerati eroi dell'indipendenza.
Il Kosovo si trovava in una situazione di stallo politico dalle elezioni legislative del febbraio 2025. Per mesi il primo ministro Kurti non era riuscito a formare una maggioranza parlamentare né a nominare un nuovo governo, dato che il suo partito Vetëvendosje (Autodeterminazione) contava solo 48 seggi su 120. Grazie alle elezioni anticipate di dicembre, il partito aveva incrementato il proprio consenso raggiungendo i 57 seggi; Kurti era così riuscito a far approvare la sua nuova amministrazione a febbraio, con il sostegno di diversi deputati in rappresentanza delle minoranze. Tuttavia, il mandato dell'ex presidente Vjosa Osmani è scaduto all'inizio di aprile, facendo ripiombare il Paese in una crisi politica caratterizzata da disaccordi sul nome del futuro capo dello Stato e dalla prospettiva di nuove elezioni a giugno, fino al compromesso finale raggiunto oggi.