Stragi '92, archiviato il filone d'inchiesta sul dossier mafia e appalti
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Stragi '92, archiviato il filone d'inchiesta sul dossier mafia e appalti

Il gip di Caltanissetta ha accolto la richiesta della Procura. Resta aperta l'indagine su ex magistrati per favoreggiamento e calunnia legati all'insabbiamento del dossier.

3 ottobre 2026
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Il gip di Caltanissetta Santi Bologna ha archiviato il filone d'inchiesta, a carico di ignoti, sulle stragi di Capaci e Via D'Amelio, costate la vita ai giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e agli agenti delle scorte dei due magistrati. Il gip ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura nissena lo scorso aprile. Resta ancora aperta, invece, la tranche di indagine per favoreggiamento aggravato dall'aver agevolato la mafia (reato prescritto) che vede sotto inchiesta gli ex magistrati Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli. Natoli risponde anche di calunnia. Secondo gli inquirenti, avrebbero insabbiato il cosiddetto dossier mafia-appalti, favorendo così gli imprenditori mafiosi. Tra le diverse piste investigative sul movente dei due attentati, una delle più rilevanti riguarda proprio l'inchiesta su "mafia e appalti", condotta dal ROS dei Carabinieri e seguita da vicino sia da Falcone sia da Borsellino. Secondo questa tesi, la decisione di accelerare la strategia stragista da parte di Cosa Nostra sarebbe nata dal timore che i due magistrati svelassero l'intreccio sistemico tra vertici mafiosi, imprenditoria e settori della politica nella gestione dei grandi appalti pubblici in Sicilia. Un grumo di interessi economico-potenti che vedeva nel lavoro dei due giudici una minaccia mortale per gli equilibri di potere dell'epoca. Nel 1992 la mafia sferrò un attacco al cuore dello Stato italiano con le stragi di Capaci e via D'Amelio, eseguite a meno di due mesi di distanza l'una dall'altra. Il 23 maggio una carica di tritolo lungo l'autostrada A29 uccise il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Il 19 luglio successivo, un'autobomba in via D'Amelio a Palermo uccise il giudice Paolo Borsellino insieme agli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Quell'estate segnò uno dei punti più bui e drammatici della storia repubblicana, diventando al contempo un punto di svolta fondamentale per il risveglio della coscienza civile e per il contrasto alle organizzazioni criminali.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni