Estero

I Brics chiedono de-escalation in Medio Oriente e si oppongono ai dazi unilaterali

Gli 11 Paesi membri, pur tra divisioni interne, esprimono preoccupazione per l'escalation regionale e le misure protezionistiche, mirando a un nuovo equilibrio globale.

12 settembre 2026
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"Esprimiamo profonda preoccupazione per l'incessante escalation della tensione in Medio Oriente" e "esortiamo a esercitare la massima moderazione".

È una dichiarazione che pare rivolta direttamente alla Casa Bianca quella emersa dal vertice Brics in corso a New Delhi. Mentre la guerra tra Usa e Iran non si ferma, gli 11 Paesi membri del formato hanno cercato di mettere da parte, almeno momentaneamente, le loro divisioni con una formula che chiama in causa Washington ma senza per questo puntarle il dito contro.

I motivi ovviamente sono tutti politici. Il gruppo Brics - di cui fanno parte anche Cina, Russia e lo stesso Iran - punta a un equilibrio internazionale non dominato dagli Usa. Ma gli obiettivi dei Paesi membri non sempre coincidono e i loro rapporti con Washington nemmeno.

L'allargamento dei Brics ha inoltre portato dentro l'organizzazione attori internazionali su posizioni nettamente diverse: da un lato l'Iran, il cui presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato che il Medio Oriente non ha bisogno che gli Stati Uniti facciano da "gendarme regionale", dall'altro gli Emirati Arabi, che ospitano basi americane e sono finiti più volte nel mirino dei raid di Teheran. Pezeshkian e il principe ereditario degli Emirati, Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, si sono però incontrati a margine del vertice. E questa già è una notizia.

Poi naturalmente c'è l'India, alla ricerca di un complesso equilibrio che le consenta di rimanere in buoni rapporti con Israele ma anche con l'Iran; con la Russia, da cui - non avendo aderito alle sanzioni occidentali per l'invasione dell'Ucraina - acquista grandi quantità di petrolio: ma anche con gli Usa, con cui potrebbe siglare un accordo di libero scambio.

L'India sta poi pian piano migliorando le proprie relazioni con Pechino dopo gli scontri alla frontiera himalayana del 2020. Il presidente cinese Xi Jinping - che non andava in India da sette anni - ha incontrato il premier indiano Narendra Modi: secondo il governo indiano, i due leader "hanno espresso l'impegno a raggiungere una soluzione equa, ragionevole e reciprocamente accettabile della questione dei confini".

Ma il convitato di pietra resta Trump. Il presidente americano ha usato i dazi per colpire pure Paesi vicini agli Usa, India compresa. Ed è probabilmente a questo che si riferivano i Brics quando, nella loro dichiarazione hanno espresso "seria preoccupazione per il crescente ricorso a misure tariffarie e non tariffarie unilaterali". Anche lo stesso Xi Jinping che "ha esortato i Brics a opporsi ai dazi arbitrari e a rifiutare ogni forma di protezionismo".

Modi ha aperto il vertice dicendo che "il Sud globale" deve diventare un "artefice delle regole" e proponendo di "elaborare congiuntamente dieci proposte per la riforma della governance globale".

Al di là dei proclami, la sensazione è che i Paesi Brics cerchino di mostrarsi quanto più possibile uniti a questo summit, almeno davanti alle telecamere, come dimostra la foto che Modi ha pubblicato su internet e che lo vede tenere la mano sia a Putin sia a Xi. Questo però non significa che le differenze siano scomparse da un momento all'altro. Ma non sono scomparsi neanche i reciproci interessi economici e politici, a volte convergenti e a volte no.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni