Estero

Germania, bufera sul leader AfD Siegmund per le dichiarazioni sulle armi e la "remigrazione"

L'aspirante governatore della Sassonia-Anhalt ha suggerito che la produzione di armamenti potrebbe servire agli obiettivi di espulsione, scatenando indignazione e critiche bipartisan.

11 settembre 2026
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"La produzione di armi potrebbe servire anche a realizzare gli obiettivi della remigrazione". I modi affabili di Ulrich Siegmund sono già un ricordo, e la facciata del giovanotto positivo che ha trionfato in Sassonia-Anhalt sta venendo giù, in Germania, anche più velocemente delle previsioni.

L'aspirante governatore del Land dell'est ha infatti esordito con una dichiarazione che ha lasciato interdetti, rispondendo a una domanda su come veda il progetto di insediamento di una fabbrica israeliana di armi in una località della sua regione.

E questo proprio nelle ore in cui il partito di Alice Weidel ha fatto sapere di voler denunciare penalmente il cancelliere Friedrich Merz, per aver definito il progetto del suo partito "nient'altro che pulizia etnica per provenienza e colore della pelle".

Ma chi ha criticato il Kanzler, nelle ultime 24 ore, affermando che, nel discorso in Parlamento, abbia esagerato, sta facendo velocemente marcia indietro alla luce delle parole shock di Siegmund. E anche il Bsw, il partito di Sahra Wagenknecht, che ha teso la mano per collaborare con Alternativa, nonostante il programma radicale e la classificazione di estrema destra data dai servizi, ha già avvertito: affermazioni del genere sono provocatorie e mostrano che il leader di AfD in Sassonia-Anhalt non voglia affatto governare.

La stampa si è scatenata: "Espulsioni con panzer e droni?", ha scritto la Faz. Mentre Spiegel ricorda che se Siegmund diventasse davvero presidente del Land avrebbe accesso a dati sensibili, con il rischio che finirebbero in Russia.

Durante la formazione del gruppo di AfD che siederà nel parlamentino, un giornalista ha chiesto al leader come vedesse il possibile insediamento della Elbit Systems nella località di Sangerhausen, questione che sta dividendo la gente e la politica sul posto. E lui ha risposto: "La nostra posizione è molto chiara. Non demonizziamo in modo generale la produzione di armamenti, perché più in là, nell'offensiva sulle espulsioni e sulla remigrazione, avremo naturalmente bisogno dei mezzi di sostegno". Siegmund ha aggiunto che la produzione di armi servirà "per la sicurezza interna, per la stabilità e anche per la difesa del Paese. Di questo siamo consapevoli".

Parole che hanno subito scatenato una bufera sui social. Mentre il portavoce del cancelliere si è limitato a constatare che "le frasi si commentano da sole". E dal ministero dell'Interno, a una domanda su come interpretare queste intenzioni, il portavoce ha scosso la testa: "Non so immaginare nulla". L'uso delle armi militari all'interno del Paese è limitato in modo severissimo dalla Costituzione. E dunque Siegmund, che ha presentato un programma molto radicale a Magdeburgo si è nuovamente posto fuori da ogni contesto istituzionale. Prendendo come modello l'Ice di Donald Trump, osservano in molti.

Reazioni indignate sono arrivate anche dalla Sassonia-Anhalt dove ha trionfato: "Le sue parole segnano una svolta", per Katja Pähle, presidente del gruppo parlamentare SPD nel Landtag. "Chi, in occasione dell'annunciata espulsione di massa di persone dalla Sassonia-Anhalt, tira in ballo proprio le armi, parla della violenza come strumento politico".

E il Bsw ha avvertito: l'AfD sostiene il riarmo e "giustifica l'insediamento del gruppo israeliano Elbit con l'impiego di tecnologia militare per la 'remigrazione', ha scritto il copresidente federale Fabio De Masi. "Ciò dimostra che non vogliono affatto governare e cercano disperatamente una via d'uscita attraverso la provocazione". I primi colloqui previsti per lunedì prossimo sembrano destinati, insomma, a partire in salita.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni