Il leader della resistenza afghana descrive la drammatica emarginazione di donne e ragazze e condanna il dialogo UE con i talebani per i rimpatri.
"L'Afghanistan sta vivendo una transizione drammatica. Non stiamo parlando di una realtà che qualcuno abbia mai vissuto prima d'ora in Afghanistan. Le donne e le ragazze sono state emarginate; si sta assistendo alla scomparsa di fatto del 50% della società, impedendo al Paese di progredire nell'istruzione. Oggi, i progressi compiuti dalle donne - nelle scuole, nelle università e nella vita pubblica - sono stati cancellati, rendendo invisibile metà della nostra nazione all'interno del suo stesso Paese. È in atto un apartheid sistematico".
Lo ha detto Ahmad Massoud, leader del Fronte di resistenza nazionale dell'Afghanistan, intervenendo in collegamento alla Conferenza europea di Ventotene per la libertà e la democrazia.
"C'è un'apartheid in corso; nulla può giustificare l'accettazione di questa situazione come realtà o come norma. Ma, in definitiva, voglio lanciare un messaggio di speranza. Comprendo la situazione in Europa: l'Europa di oggi non è più quella di trent'anni fa. Ci sono molte sfide in gioco. Una delle principali riguarda la sfera militare. Vorrei dire una cosa: molte persone temono gli immigrati, che spesso sono le vittime a pagarne le conseguenze", aggiunge il combattente afghano, criticando il dialogo aperto dalla Commissione europea in accordo con gli Stati membri con il regime talebano per il rimpatrio di migranti afghani.
"I tentativi vani e inutili di coinvolgere i talebani per fini tattici a breve termine - inclusa la gestione di criminali legati all'Afghanistan - non fanno altro che rafforzarli - dice -. Tali approcci tattici non solo consolidano la loro posizione e li rendono ancora più estremisti, ma fanno anche perdere la speranza alla gente, portandola a credere di non poter fare nulla e che non c'è via d'uscita".