Estero

Produttrice del film su Bolsonaro denuncia pressioni per collaborare con la giustizia in Brasile

Karina Ferreira da Gama, titolare di Go Up Entertainment, ha registrato in un documento le presunte offerte di assistenza legale e avvertimenti ricevuti da maggio a settembre.

11 settembre 2026
|
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google
La produttrice del film Dark Horse sulla vita dell'ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro afferma di essere stata sottoposta negli ultimi mesi a pressioni per accettare una collaborazione giudiziaria. Karina Ferreira da Gama, titolare della Go Up Entertainment, ha registrato la sua versione dei fatti in un documento di sette pagine, firmato il 3 settembre e depositato il giorno successivo presso un notaio. A riferirlo è l'agenzia di stampa Ansa.

Secondo la donna, il primo episodio risale a maggio, quando l'avvocato Fernando Sarney, figlio dell'ex presidente Jos Sarney, le avrebbe offerto assistenza legale, sostenendo di avere rapporti con il giudice della Corte suprema Flavio Dino e di poterla aiutare se avesse accettato di collaborare con gli inquirenti. Il 27 agosto, riferisce ancora Gama, un pastore evangelico suo amico le avrebbe detto di essere stato incaricato da persone vicine al governo e a giudici della Corte suprema di parlarle di una possibile collaborazione, prospettandole il rischio di diventare bersaglio di un'operazione di polizia.

Il 3 settembre, infine, la produttrice riferisce di aver ricevuto una telefonata dal giornalista Breno Pires, della rivista Piau , che le avrebbe detto che stava "servindo de bucha de canh o para o candidato", ovvero che stava facendo da "capro espiatorio per il candidato", ovvero presumibilmente Fl vio Bolsonaro. Gama afferma di aver rifiutato le proposte e precisa di non avere elementi per sostenere che il giudice Dino fosse a conoscenza delle pressioni.

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali
Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni