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Onori di Stato per Mladic, in migliaia ai funerali

Una grande folla ha omaggiato il generale e criminale di guerra morto il 27 agosto in prigionia all’Aja. Nessuno nomina le atrocità da lui compiute

La folla attorno al feretro
(Keystone)
7 settembre 2026
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Una grande folla ha partecipato ai funerali con gli onori militari e di Stato del generale e criminale di guerra Ratko Mladić: almeno 8’000 persone, secondo la polizia, che si sono radunate a Belgrado, fuori dalla chiesa dove si è tenuto il funerale, dopo aver reso il loro omaggio alla camera ardente per cinque ore; altrettante, se non di più, radunatesi poi al cimitero e lungo la strada percorsa dal corteo funebre.

Il generale è morto il 27 agosto in detenzione all’Aja, dove scontava l’ergastolo inflitto dall’ex Tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità: responsabile riconosciuto dell’eccidio di Srebrenica, dei quattro anni di massacri dell’assedio di Sarajevo e di altri crimini di massa. Ma nessuno di questi orrori è stato menzionato da partecipanti e officianti, in un cerimoniale prevedibilmente celebrativo, con una discreta ma visibile regia e presenza dello Stato, malgrado i ripetuti moniti dell’Unione europea (“La glorificazione di criminali di guerra non ha posto nell’Ue né nei Paesi candidati all’adesione”).

KeystoneOmaggio al generale

Il presidente serbo, Aleksandar Vučić, ha preferito non metterci ufficialmente la faccia – c’è andato il figlio Danilo –, disertando per ricevere la visita di Stato del presidente uzbeko. Ma, oltre ai vertici della Republika Srpska, all’ambasciatore russo, Aleksandr Botsan-Kharchenko, almeno tre ministri erano presenti, fra cui quello alla Giustizia, Nenad Vujic, a rendere visibile la presenza dello Stato, che comunque ha fornito picchetti d’onore, supporto logistico e garantito l’ordine pubblico, nella dichiarata intenzione di “fare la volontà della famiglia”.

Il tutto si è svolto in modo pacifico, senza neanche il disturbo di una contestazione, di una contromanifestazione, di una dichiarazione pubblica contraria. Porfirije, il patriarca della Chiesa ortodossa serba, inestricabilmente legata all’identità del Paese e pilastro della cultura nazionale, che ha officiato la cerimonia religiosa, ha definito Mladic un “cristiano ortodosso e soldato serbo”, che “rimarrà profondamente impresso nella memoria della maggior parte del popolo serbo” e sarà “giudicato dalla Storia, che emetterà il verdetto finale”.

KeystoneIn migliaia ad attendere il corteo funebre con striscioni e bandiere

Il figlio del generale, Darko, accompagnato dalla madre e vedova di Mladić, Bosa, davanti alla bara del padre, si è spinto oltre: “I nemici hanno cercato di ucciderti. Hanno cercato di comprarti, fallendo. Hanno cercato di spaventarti, non ci sono riusciti... E alla fine, non è rimasto loro che inventare menzogne su di te, per farti odiare dalle persone e dal mondo e hanno creato tribunali artificiali per i nostri eroi, per trasformare i difensori in criminali e i criminali in eroi”. Il tutto nell’imbarazzo di almeno una parte dell’opinione pubblica serba, fra gli strali della politica e dei media della Bosnia.

KeystoneMaglia celebrativa
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