Estero

Israele valuta l'espulsione dei britannici dalla base per Gaza dopo lo scontro sull'area E1

La decisione arriva dopo il duro botta e risposta tra Londra e Gerusalemme sul progetto di espansione in Cisgiordania. Precedenti espulsioni per Olanda e Spagna.

27 agosto 2026
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L'aspro dibattito tra Londra e Gerusalemme, iniziato la settimana scorsa sul controverso progetto israeliano di espandere la cosiddetta area E1 in Cisgiordania, ha fatto un drammatico passo avanti.

Con il Financial Times che ha riferito di una discussione in seno all'esecutivo israeliano durante la quale è stata presa in considerazione la possibilità di espellere funzionari e militari del Regno Unito dalla base della Forza internazionale di stabilizzazione (ISF) prevista dal piano USA per Gaza e ratificata dalla risoluzione ONU 2803.

Secondo il quotidiano della City, misure simili potrebbero essere prese in considerazione anche nei confronti di Italia e Germania. Ma una fonte ufficiale israeliana ha smentito, dichiarando all'ANSA che "non c'è alcuna intenzione di agire contro Paesi amici come l'Italia o la Germania. Israele si riserva il diritto di intraprendere azioni contro Stati che agiscono contro il Paese".

Il quartier generale dell'ISF - guidato da ufficiali statunitensi che lavorano con l'IDF e rappresentanti militari e diplomatici provenienti da 50 Paesi - si trova nel sud di Israele, a Kiryat Gat. L'ipotesi dell'espulsione è arrivata dopo il duro botta e risposta tra il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband e l'omologo israeliano Gideon Sa'ar del 20 agosto scorso.

Quando il segretario di Stato ha definito "inaccettabile, distruttivo e pericoloso per la soluzione dei due Stati" il progetto per la costruzione di sette complessi residenziali con 1.234 unità abitative nel distretto E1, che collegherebbe le aree di Gerusalemme e Ma'ale Adumim, eliminando nei fatti la prospettiva di una sovranità palestinese contigua tra i centri abitati di Betlemme, Gerusalemme Est e Ramallah, considerata la base per un futuro Stato palestinese.

Sa'ar ha replicato a Miliband, definendo la sua dichiarazione "paternalistica", ricordando il passato coloniale dell'impero britannico e accusando il suo governo di contribuire "a una massiccia ondata di odio antisemita e attacchi contro la comunità ebraica britannica". Successivamente era arrivata la dichiarazione congiunta di Francia, Germania, Italia e Regno Unito in cui si chiedeva a Israele di bloccare l'espansione degli insediamenti in Cisgiordania.

I media britannici hanno riferito mercoledì che il primo ministro Andy Burnham si sta preparando ad annunciare un divieto totale di commercio di merci provenienti dagli insediamenti della Cisgiordania in risposta al piano E1. Ora, la ritorsione israeliana potrebbe concretizzarsi e Londra di fatto se lo aspetta.

Tenuto conto anche dei precedenti. Sa'ar infatti ha annunciato solo martedì scorso l'espulsione dei rappresentanti olandesi dalla base dell'ISF dandogli una settimana di tempo per lasciare Israele: ''Ho preso questa decisione a seguito di una serie di iniziative anti-israeliane del governo olandese.

L'ultima è stata l'approvazione di una legge che vieta il commercio di prodotti israeliani provenienti da Giudea e Samaria, Gerusalemme Est e dalle Alture del Golan, che entrerà in vigore il mese prossimo'', ha scritto il ministro su X. Ancora prima, ad aprile, ad essere esclusa dal centro di comando era stata la Spagna. In quell'occasione il governo Netanyahu affermò: "Alla luce dell'ossessione anti-israeliana del governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez e del grave danno arrecato agli interessi di Israele e agli Stati Uniti, anche durante la guerra contro l'Iran, Madrid ha perso ogni capacità di fungere da partner costruttivo nell'attuazione del piano di pace del presidente Trump e nel centro di coordinamento civile-militare".

Secondo fonti del Financial Times, l'estromissione di altri funzionari diplomatici e militari dall'ISF potrebbe richiedere l'approvazione del Board of Peace, ma un altro esperto intervistato e a conoscenza del dossier ha affermato che Israele ha il diritto sovrano di decidere chi entra e chi rimane sul suo territorio.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni