La disoccupazione e false promesse di lavoro in Russia attirano giovani, che si ritrovano a combattere in Ucraina. Harare denuncia traffico di esseri umani e 18 vittime.
Disoccupazione, precarietà e ricerca di opportunità all'estero starebbero rendendo molti cittadini dello Zimbabwe facili prede delle reti che reclutano combattenti per l'esercito russo nella guerra in Ucraina. A evidenziarlo sono recenti inchieste giornalistiche e indagini avviate da Harare a seguito dell'arresto di presunti reclutatori accusati di adescare giovani con la promessa di lavori ben retribuiti in Russia. Secondo il centro investigativo zimbabwiano Cite (Centre for Innovation and Technology), tra i reclutati figurerebbero anche zimbabwiani residenti in Sudafrica, alcuni dei quali sarebbero stati contattati attraverso social media e gruppi WhatsApp mentre cercavano opportunità di impiego. Una volta arrivati in Russia, molti avrebbero scoperto di essere destinati al fronte ucraino. Il governo dello Zimbabwe ha definito il fenomeno una forma di traffico di esseri umani e ha denunciato la morte di almeno 18 propri cittadini coinvolti nel conflitto, mentre decine di altri risultano ancora in Russia. Secondo gli investigatori di Cite e le autorità dello Zimbabwe, i reclutatori avrebbero preso di mira persone in cerca di lavoro, utilizzando offerte di impiego e campagne sui social media per attirare candidati sia in Zimbabwe sia tra la diaspora presente in Sudafrica. Harare sostiene che molte vittime sono state convinte a partire con la promessa di occupazioni civili e stipendi elevati, per poi ritrovarsi sul fronte di guerra.