Estero

Italia: Valter Lavitola arrestato per l'attentato a Ranucci

10 agosto 2026
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Passerà il Ferragosto in carcere l'imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola, ritenuto dai magistrati di Roma il mandante dell'attentato contro Sigfrido Ranucci, l'ordigno rudimentale piazzato da una banda di quattro persone il 16 ottobre scorso a Pomezia, centro alle porte di Roma dove vive il conduttore e conduttore di "Report", che ha semidistrutto le sue auto.

Sono stati gli uomini del nucleo Investigativo dei carabinieri ad eseguire, lunedì mattina, la misura cautelare in carcere nei confronti di Lavitola , accusato dai pubblici ministeri della Divisione distrettuale antimafia di aver pianificato il blitz grazie all'aiuto del suo factotum, il cittadino camerunense Gomes Clesio Tavares, nei confronti del quale è stato spiccato un mandato di arresto.

L'uomo è attualmente ricercato e si troverebbe in Africa: sarebbe lui l'intermediario con la banda irpina. "Avrei voluto tornare per spiegare la mia vita e la mia versione dei fatti - ha detto al Tg1 confermando di non voler rientrare - però vorrei anche sapere per quale motivo devono emettere un arresto nei miei confronti. Diventa complicato perché è la verità, avevo previsto di tornare la settimana prossima però devo farmi delle domande prima".

Nei confronti di Lavitola e del suo braccio destro, così come per la banda che ha materialmente piazzato l'ordigno composto da gelatina per cava, è contestata l'aggravante del metodo mafioso. Secondo i magistrati, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, il movente dell'attentato va ricercato nell'"ambizioso progetto" di Lavitola di lanciare Ranucci in politica. E, di conseguenza, di ritagliare per sé un ruolo di primissimo piano. Una motivazione di cui lo stesso indagato ha parlato agli investigatori durante la perquisizione del 4 luglio, respingendo però ogni accusa.

Nell'ordinanza, il giudice scrive che il blitz è stato "commissionato" dall'imprenditore "esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti" dell'arrestato "in ambito politico".

"Se infatti lo scopo era quello di favorire l'ascesa politica del giornalista ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato", dice il Giudice per le indagini (gip) preliminari nelle 200 pagine di provvedimento, "è indubbio che, nell'ideazione dell'indagato, agli occhi della vittima e dell'opinione pubblica l'evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l'incolumità del giornalista".

Dunque l'azione, nelle intenzioni di Lavitola, non avrebbe dovuto provocare vittime. Inoltre, nulla doveva sapere Ranucci, che infatti era all'oscuro. Più volte, c'è scritto nell'ordinanza, l'ex editore dell'Avanti "ha commentato" l'attentato. Sostenendo che, "se era stato lui il mandante, allora voleva dire che era d'accordo anche Ranucci, quando allo stato - scrive il giudice - non è emerso alcun elemento per ritenere che il giornalista fosse d'accordo con Lavitola".

Su questo punto il giudice aggiunge che le "risultanze acquisite inducono a ritenere che il giornalista sia stato vittima della manipolazione dell'indagato, in ragione, da un lato, della raffinata astuzia di quest'ultimo e, dall'altro, del profondo legame tra i due instauratosi, tanto da indurre la persona offesa ad avere quella reazione di stupore e incredulità appena appresa la notizia dell'incriminazione dell'amico".

"È certo", aggiunge il giudice, "perché emerso in plurime intercettazioni, che Lavitola abbia continuato a manipolare la persona offesa e ad alimentare in lui il convincimento che la tesi seguita dagli inquirenti sia assolutamente inverosimile, essendo convinto che finché avrà il sostegno della vittima del reato la sua posizione ne risulterà avvantaggiata". L'indagato, inoltre, avrebbe anche cercato di "depistare" sulla matrice dell'attentato sostenendo una pista legata ai servizi segreti.

Per il gip siamo in presenza di un soggetto con una spiccata "capacità criminale". Lavitola è "spregiudicato" e può contare su conoscenze in molti Paesi, tanto che il giorno delle perquisizioni domiciliari, il 4 luglio scorso, sarebbe stato pronto a lasciare l'Italia in direzione del Camerun. Secondo quanto accertato dagli investigatori, Ranucci conosceva anche Gomes Tavares. Una conoscenza che risalirebbe almeno al 2022 e che sarebbe confermata anche da una fotografia acquisita agli atti in cui compaiono Ranucci, Gomes e Lavitola.

Per il legale di Ranucci, l'avvocato Roberto De Vita, "l'arresto conferma la gravità e la complessità dell'attentato di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni