La Corte ha accolto la richiesta del partito Rodina; a Yabloko si imputano violazioni del copyright, estremismo, propaganda Lgbt e finanziamenti esteri
Lo storico partito di opposizione russo Yabloko, l'unico che ha preso apertamente posizione contro l'intervento armato in Ucraina, è stato escluso dalle elezioni in programma dal 18 al 20 settembre prossimo per la Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento. La decisione è stata presa dalla Corte Suprema, che ha accolto una richiesta del partito di ispirazione nazionalista Rodina.
Yabloko ha già annunciato attraverso il proprio canale Telegram che "la decisione sarà impugnata". Secondo la legge, può farlo entro cinque giorni. Contro la registrazione alle elezioni del partito di opposizione, che si presentava al voto con lo slogan "Per la pace e la libertà", si erano espressi tanto gli altri partiti in corsa quanto le varie agenzie governative competenti.
Il 5 agosto, immediatamente dopo la formalizzazione della candidatura, Leonid Slutsky, leader del Partito liberaldemocratico (Ldpr), ha proposto di dichiarare il partito "organizzazione indesiderabile", mentre Serghei Mironov, presidente di Russia Giusta, ha chiesto alla Procura generale e al ministero della Giustizia di indagare sul partito per la sua posizione pacifista.
Dal canto suo, invece, Yulia Navalnaya, la vedova dell'oppositore Alexei Navalny, morto in detenzione nel febbraio 2024, aveva esortato gli elettori a votare proprio per l'unico partito che si è espresso apertamente contro. La stessa Navalnaya ha commentato la sentenza della Corte Suprema affermando che "il Cremlino si è spaventato, vedendo ciò che non volevano assolutamente vedere: il popolo che sta iniziando a unirsi".
Gran parte delle accuse da parte di Rodina ruotano attorno a presunte violazioni del diritto d'autore. Ad esempio, Yabloko non avrebbe ottenuto il consenso dei detentori del copyright per utilizzare una frase tratta da un'opera teatrale. Inoltre, gli emblemi di altri partiti, le immagini dell'ex presidente Dmitry Medvedev e della blogger Victoria Bonya, nonché fotogrammi del film Guerra e pace del 1967, sarebbero stati pubblicati sul sito web di Yabloko senza il consenso dei detentori dei diritti.
Altre accuse contro Yabloko riguardano l'estremismo e la "propaganda Lgbt". Nel corso dell'udienza, un rappresentante della Commissione elettorale centrale ha riferito inoltre di presunti finanziamenti esteri ricevuti dal partito, citando dati dell'agenzia governativa Rosfinmonitoring.