Il leader della giunta, ora presidente civile, cerca di rompere l'isolamento e rilanciare i rapporti con l'Asean
Il leader del regime militare in Myanmar, Min Aung Hlaing, è arrivato in Thailandia per la sua prima visita ufficiale nel Paese vicino da quando è passato dalla carica di capo della giunta militare a quella di "presidente civile", secondo quanto riferito all'agenzia Afp da una fonte del suo entourage.
La visita nel Paese confinante si inserisce nel contesto degli sforzi del leader golpista di rompere l'isolamento e di riavvicinare il suo Paese emarginato al mondo diplomatico.
L'arrivo a Bangkok di Aung Hlaing su un volo della Myanmar Airways International proveniente dalla capitale birmana Naypyidaw è confermato dai siti web di tracciamento dei voli.
Il leader golpista del Myanmar ha incontrato il premier thailandese, Anutin Charnvirakul, dicono diversi media, tra cui l'agenzia Kyodo, secondo cui Aung Hlaing "ha ricevuto un'accoglienza cerimoniale con picchetto d'onore presso la sede del governo thailandese".
La visita arriva in un momento in cui il Myanmar sta cercando di superare l'isolamento internazionale seguito al colpo di Stato del febbraio 2021 col quale una giunta militare guidata dallo stesso Min Aung Hlaing ha deposto il governo democratico eletto e guidato de facto dalla Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi e dopo il quale nel Paese è scoppiata la guerra civile.
"Sia la Thailandia che il Myanmar fanno parte della famiglia Asean e la Thailandia sostiene pienamente la partecipazione del Myanmar all'Asean", ha dichiarato Anutin Charnvirakul stando a quanto riporta l'Afp. Min Aung Hlaing sta cercando di reintrodurre il Myanmar negli incontri dell'Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (Asean), di cui fa parte appunto la Thailandia, e inoltre nei mesi scorsi è stato in visita ufficiale in India e in Cina.
Lo scorso aprile il leader golpista ha assunto ufficialmente la veste civile di presidente del Myanmar: un cambiamento che molti dubitano possa portare a un vero cambio di rotta nella politica repressiva del governo, accusato di gravissime violazioni dei diritti umani.