Regioni governate dalle destre si oppongono ai trasferimenti; il Pp parla di crisi di sicurezza nazionale e Vox critica il fondo da 25 milioni
Si inasprisce in Spagna lo scontro politico sull'accoglienza dei migranti minorenni arrivati a Ceuta, exclave spagnola circondata dal Marocco, teatro negli scorsi giorni di un episodio di immigrazione irregolare di massa.
Il Partido Popular (PP, Partito popolare, di centrodestra) e il partito di estrema destra Vox respingono il piano del governo di Pedro Sánchez (Partito socialista operaio) di redistribuire i minori tra le comunità autonome della penisola iberica, mentre le regioni governate da esecutivi di coalizione delle destre ribadiscono il no ai trasferimenti, in linea con i patti di governo sottoscritti dai popolari con il partito di Santiago Abascal in Andalusia, Aragona, Estremadura e Castiglia e León.
Il segretario del PP, Miguel Tellado, in dichiarazioni ai media ha definito quella di Ceuta "non una crisi migratoria, ma una crisi di sicurezza nazionale", chiedendo che i profughi "tornino da dove sono arrivati". Il partito guidato da Alberto Núñez Feijóo ha portato l'offensiva in Europa: in una lettera agli eurodeputati popolari definisce la situazione nell'exclave spagnola come "la peggiore crisi di sovranità nazionale alla frontiera sud dell'Europa", facendo responsabile il premier Sánchez.
Intanto Vox, in un messaggio sulla rete sociale X, ha attaccato il governo dopo l'annuncio di un fondo straordinario di 25 milioni di euro (23,3 milioni di franchi al cambio attuale) per Ceuta per l'emergenza migranti. "I falsi minori, deportati; e i bambini a casa con i loro genitori. I soldi degli spagnoli, per gli spagnoli", scrive il partito di Abascal.
Sulla stessa linea, la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, dell'ala dura del PP, in un messaggio sulla stessa rete sociale ha accusato l'esecutivo della crisi, sostenendo che l'arrivo di migranti irregolari "sottrae risorse, servizi pubblici, convivenza e sicurezza".