Sostituirà Keir Starmer da lunedì; programma incentrato su decentralizzazione, reindustrializzazione e attenzione al Nord dell'Inghilterra
È tutto pronto per la proclamazione oggi a leader del Partito laburista di maggioranza dell'ex sindaco di Manchester, Andy Burnham, destinato da lunedì a subentrare automaticamente a Keir Starmer anche nella carica di primo ministro britannico.
L'annuncio, scontato da settimane, è atteso nel pomeriggio in un'assise (conferenza) speciale del partito: il 're del Nord', 56enne ex ministro e veterano della politica, al terzo tentativo di conquista della leadership, si è aggiudicato un plebiscito senza rivali fra i deputati del suo gruppo parlamentare (350 su 400 circa), nonché fra i maggiori sindacati affiliati, e non dovrà quindi sottoporsi al voto di ballottaggio di fronte alla base degli iscritti con alcun altro candidato.
Il suo staff fa intanto sapere che fin da lunedì - data del passaggio di consegne formali con l'impopolare Starmer, suggellato dall'imprimatur di re Carlo III in veste di capo dello Stato, e della nomina dei ministri più importanti della nuova compagine - sarà operativa anche la succursale di Manchester di Downing Street promessa da tempo: una sorta di sede bis dell'esecutivo destinata a occuparsi di quel decentramento evocato dal premier entrante per garantire una strategia politica, economica e sociale meno schiacciata su Londra e più attenta agli altri territori.
A cominciare da quelli dell'Inghilterra settentrionale profonda, sua roccaforte di provenienza, che da decenni lamenta gli effetti dell'abbandono e della deindustrializzazione.
Stando alle anticipazioni del discorso che Burnham terrà dinanzi all'assemblea, è previsto che egli renda l'onore delle armi al predecessore, ma evochi pure un cambiamento, impegnandosi ad «aggiustare le cose che la politica ha finora trascurato». Rilancerà gli slogan delle ultime settimane su una «decentralizzazione» radicale e su un miglioramento delle condizioni di vita «in tutti i distretti postali» dell'isola.
Non senza tornare a parlare di «reindustrializzazione» e rimarcare la necessità di un superamento dei dogmi di «40 anni» di neoliberismo (in qualche modo assorbiti pure dai governi del New Labour blairiano): 40 anni nei quali «il potere politico è stato centralizzato e quello economico privatizzato» fin nei servizi essenziali. E rispetto alla cui eredità il Regno deve trovare ora «una strada nuova».