Dopo i soccorsi e l'assistenza agli sfollati, le autorità venezuelane stanno affrontando un altra grande sfida logistica: rimuovere prima possibile le montagne di macerie.
Secondo le stime Onu, basate sulle informazioni elaborate insieme al governo venezuelano e al Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD), sono circa 900'000 le tonnellate di strutture in cemento e acciaio crollati, a cui aggiungere circa 332'000 tonnellate provenienti da mobili e beni personali. Inoltre, non va sottovalutato che nell'area costiera, la più colpita dal terremoto, molti altri palazzi dovranno essere demoliti poiché presentano gravi problemi strutturali nonostante siano ancora in piedi.
Sebbene il governo abbia tenuto incontri di coordinamento- incluso uno guidato dal presidente ad interim Delcy Rodríguez con autorità nazionali e internazionali - un piano ufficiale dettagliato per la gestione integrata dei detriti non è ancora stata resa pubblica.
In questo contesto, sta assumendo grande rilievo la presenza di esperti israeliani. Il generale di brigata Elad Edri, delle Forze di Difesa Israeliane, insieme ad altri specialisti di una delegazione di circa 30 membri, ha consigliato tecniche di demolizione controllate e gestione specializzata dei detriti come parte del coordinamento bilaterale tra Venezuela e Israele, nonostante non esistano relazioni diplomatiche tra i due paesi. La sfida è complessa a causa dell'eterogeneità dei materiali, della scarsità di macchinari pesanti e camion, e dei rischi ambientali vicino al mare. Sebbene il lavoro limitato con le macchine schiaccianti e il volontariato avanzi, la ricostruzione dipende da una rimozione ordinata e sicura per l'ambiente che, per ora, manca di un piano pubblico dettagliato.