Araghchi sollecita il rispetto del memorandum Iran-USA, accusa gli Stati Uniti di aver violato impegni e accoglie la proposta dell'Iraq di ospitare colloqui regionali
"Qualsiasi interferenza nel processo di definizione di un nuovo accordo nello Stretto di Hormuz aggraverà la tensione e complicherà la situazione, causando un ritardo nella riapertura della via navigabile", ha affermato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi durante una conferenza stampa tenuta oggi a Baghdad insieme al suo omologo iracheno Fuad Hussein.
"In base al protocollo d'intesa tra Iran e Stati Uniti, la situazione nello Stretto di Hormuz tornerà a quella pre-bellica, sotto la gestione dell'Iran, e nessun altro Paese ha alcuna responsabilità al riguardo", ha aggiunto Araghchi, secondo quanto riportato dall'agenzia Mehr.
"Esorto tutte le parti a non interferire con le misure adottate dall'Iran per la riapertura della via navigabile", ha aggiunto il ministro degli Esteri iraniano.
Da parte sua il ministro degli Esteri iracheno, Hussein, ha espresso la disponibilità di Baghdad a ospitare colloqui tra gli Stati del Golfo e l'Iran per contribuire a raggiungere una soluzione regionale sullo Stretto di Hormuz. Stando a quanto riportato dai media iraniani, Araghchi ha accolto con favore la proposta, esprimendo piena disponibilità a cooperare a questa iniziativa.
Araghchi ha affermato che il nuovo assetto di sicurezza della regione dovrebbe cambiare e che "dobbiamo giungere a un quadro in cui le parti esterne alla regione non siano coinvolte in esso".
Nel corso dei colloqui, l'alto diplomatico iraniano ha inoltre esortato le parti firmatarie del memorandum d'intesa, siglato tra l'Iran e gli Stati Uniti, a rispettarne i termini e a non permettere che il memorandum devii dal suo corso.
"La responsabilità per i continui attacchi del regime sionista contro il Libano - ha poi aggiunto Araghchi - ricade sugli Stati Uniti, che hanno violato il proprio impegno contenuto nel memorandum d'intesa relativo alla cessazione degli attacchi israeliani e al ritiro delle proprie forze".