Appena poche ore dopo il nuovo cessate il fuoco concordato da Israele e Hezbollah, sono ripresi i combattimenti a terra e i bombardamenti aerei dell'Idf sul sud del Libano. La milizia sciita ha accusato l'esercito israeliano di avere attaccato per primo, Tsahal ha risposto dichiarando che Hezbollah ha lanciato oltre 50 proiettili contro le forze israeliane nella zona di sicurezza e l'esercito ha risposto.
Il bilancio, secondo Beirut, è di almeno 23 morti tra cui un soldato dell'esercito regolare, mentre ha perso la vita anche un altro militare israeliano, il quinto in due giorni. L'Iran ha risposto annunciando la chiusura dello Stretto di Hormuz, ma dopo una giornata di escalation, Benjamin Netanyahu ha ordinato all'Idf di fermare gli attacchi. Fonti di Channel 12 hanno fatto sapere che "su indicazione del premier e del ministro della Difesa Israel Katz, e in coordinamento con gli Stati Uniti, l'Idf ha ricevuto l'ordine di cessare il fuoco in Libano".
L'esercito israeliano ha confermato la tregua ma ha ribadito che "le truppe continuano a operare per eliminare le minacce nell'area, inclusi i terroristi che si trovano sia in superficie che sottoterra". E ha specificato che "non sta conducendo attacchi preventivi o offensivi, ma opera esclusivamente in modo difensivo all'interno della Zona di Sicurezza. Qualsiasi risposta militare viene effettuata in conformità con le direttive impartite dall'autorità politica. Tali attività difensive includono il diritto di reagire nel caso in cui Hezbollah non rispetti il cessate il fuoco".
Un "alto funzionario" citato dall'ufficio di Netanyahu - che di solito è lo stesso premier - ha dichiarato ai media che "il primo ministro sottolinea che Israele rimarrà nel Libano meridionale per tutto il tempo necessario a difendere il confine settentrionale e ha dato istruzioni all'Idf di rispondere con forza a qualsiasi attacco di Hezbollah". "In risposta agli attacchi degli ultimi due giorni, l'esercito ha colpito 300 obiettivi terroristici ed eliminato circa 100 terroristi", ha aggiunto. Hezbollah dal canto suo ha affermato che gli attacchi israeliani "non sono più solo violazioni dell'accordo di cessate il fuoco, ma rappresentano una chiara aggressione e una continuazione della guerra in ogni senso. Di conseguenza, la piena responsabilità ricade sull'occupazione israeliana".
Dopo l'ordine di cessate il fuoco, l'Idf sta comunque mantenendo il controllo operativo di uno dei principali centri nevralgici di Hezbollah nel sud, il complesso di Ali Taher Ridge, vicino alla città di Nabatiye, considerato una roccaforte dell'organizzazione sciita e dove decine di miliziani di Hezbollah sono intrappolati. Motivo che spiegherebbe l'intensificarsi degli scontri a fuoco da parte di Hezbollah negli ultimi giorni, nel tentativo di allentare la pressione sui propri uomini assediati. Quello di Ali Taher è un complesso sotterraneo fortificato, costruito con l'assistenza iraniana e considerato una delle tre basi più impostanti di Hezbollah. Secondo fonti della sicurezza, da lì vengono condotti i combattimenti nel settore meridionale e immagazzinate numerose armi. L'Idf ha deciso di attaccare con le truppe di terra per la difficoltà di colpire solo con bombardamenti aerei.
Fonti libanesi hanno reso noto che nei bombardamenti israeliani nei pressi di Tiro è rimasta uccisa anche l'attivista ambientalista Mona Khalil, pioniera della conservazione delle tartarughe marine. Khalil, che aveva 76 anni, era rimasta gravemente ferita in un attacco che aveva colpito la sua abitazione il 4 giugno.