Il giudice Paola Plaza infligge 15 anni di carcere a tre ex ufficiali ritenuti responsabili dell'attentato a Washington del 1976
Dopo quasi 50 anni, la giustizia cilena ha condannato tre ex agenti della polizia segreta di Pinochet (Dina) per l'omicidio del cittadino americano Ronnie Moffitt, perpetrato nel settembre del 1976 nel cuore di Washington.
Moffitt rimase vittima di un attentato il cui obiettivo principale era l'ex ministro degli Esteri di Salvador Allende, Orlando Letelier. Entrambi morirono a seguito dell'esplosione di un ordigno nella loro auto a Sheridan Crossing, nella capitale statunitense.
La sentenza emessa dal giudice Paola Plaza condanna gli ex alti ufficiali dell'esercito Pedro Octavio Espinoza Bravo, José Octavio Zara Holger e Raúl Eduardo Iturriaga Neumann a 15 anni di reclusione per il loro ruolo di esecutori dell'omicidio.
Espinoza Bravo sta già scontando una pena detentiva per l'assassinio di Letelier nel carcere di Punta Peuco, dopo essere stato condannato nel 1995 insieme a Manuel Contreras, capo della Dina.
La sentenza afferma che il capo della Dina aveva elaborato un piano all'estero contro gli esuli cileni contrari alla dittatura di Augusto Pinochet, tra i cui obiettivi figuravano, tra gli altri, il generale Carlos Prats, ucciso in Argentina, e Bernardo Leighton, leader dei cristiano-democratici cileni, sopravvissuto a un attentato in Italia a mano del terrorismo nero.
Oltre ai tre condannati, all'attentato parteciparono anche il cittadino statunitense Michael Townley e l'ex ufficiale militare cileno Armando Fernández Larios, entrambi non giudicabili dopo essere entrati nel programma di protezione testimoni degli Stati Uniti.
Espinoza, Zara e Iturriaga sono stati accusati dal giudice di essere a capo dell'operazione, dalla pianificazione e selezione degli agenti fino al reperimento dei finanziamenti e al coordinamento delle operazioni all'estero. "Hanno deciso consapevolmente di commettere il reato, nonché le sue conseguenze e la sua portata, controllando lo sviluppo e l'esecuzione dell'atto", si legge nella sentenza.