Estero

Burnham travolge a Makerfield e mette sotto pressione Starmer per la leadership

Vittoria schiacciante a Makerfield spinge il sindaco dimissionario verso una possibile sfida per la leadership del Labour e il ruolo di primo ministro

19 giugno 2026
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Vittoria a valanga per Andy Burnham nell'elezione suppletiva per il seggio di Makerfield alla Camera dei Comuni, che suona come un avviso di sfratto da Downing Street per il premier britannico Keir Starmer in drammatica crisi di popolarità. Il dimissionario sindaco di Greater Manchester torna così in Parlamento e si prepara a lanciare da deputato la sfida alla leadership del boccheggiante Sir Keir, aspirando a diventare il nuovo leader del Labour nonché primo ministro e a portare il governo verso posizioni più progressiste rispetto alla linea "moderata" degli ultimi due anni.

Burnham, fin dalla prima dichiarazione dopo il trionfo alle urne, ha affermato che "la politica britannica non funziona e il Paese non è dove dovrebbe essere", parlando di "una svolta" e allo stesso tempo di "un'ultima chance per un cambiamento" del suo partito prima che sia troppo tardi.

I numeri gli danno ragione e lo incoronano come l'esponente politico della maggioranza in grado di contrastare Nigel Farage, che subisce una battuta d'arresto per il suo trumpiano Reform UK, dopo una serie di vittorie elettorali e il primato indiscusso nei sondaggi nazionali ormai da mesi. Burnham - grazie a un'affluenza risalita quasi al 60% - ha sfiorato i 25.000 voti, toccando la quota del 55% dei votanti. E ha superato di oltre 9.000 preferenze e di ben 20 punti il rivale più temuto, Robert Kenyon, candidato di Reform, proprio nelle stesse circoscrizioni del sobborgo di Manchester dove il partito di maggioranza aveva subito nelle amministrative del 7 maggio una debacle, come nel resto dell'Inghilterra.

La risposta di Starmer alla vittoria tutta personale del suo rivale è stata quella che va ripetendo ostinatamente da settimane: non intende farsi da parte ed è pronto ad accettare "qualunque sfida" alla sua leadership, pur sapendo di andare incontro a una sconfitta umiliante nel duello col popolare Burnham, in particolare nel voto della base laburista.

Ha inoltre lanciato un richiamo affinché il Paese non venga gettato nel caos e il Labour non sia dilaniato dalle divisioni con uno scontro interno su chi deve guidarlo. Non si è fatta attendere la replica del neo deputato: "Il Regno Unito ha bisogno d'intraprendere una strada nuova", ha sottolineato Burnham, puntando su un programma di riforme in grado di rendere "la vita più sostenibile" alla working class e alla gente comune, di creare le premesse di "una reindustrializzazione", di dar vita a un sistema educativo più egalitario.

Per una maggioranza che dopo quasi due anni di Starmer al governo è sempre più preoccupata per l'emorragia di consensi, certificata dalle sconfitte alle urne, e spera di bloccare la corsa di Farage verso una vittoria nelle politiche del 2029, il ritorno di Burnham è l'unica speranza a cui aggrapparsi. Tra i più entusiasti figurano l'ex vicepremier Angela Rayner, esponente progressista della 'soft left' come l'amico, ma anche lo sgomitante ex ministro della Sanità, Wes Streeting, figura della destra ex-blairiana. Quest'ultimo, indicato a sua volta come pretendente leader, ha in qualche modo aperto a un suo passo indietro a favore di "Andy", esaltandone lo "sbalorditivo" successo elettorale. Altri deputati come Patrick Hurley o Rachael Maskell hanno da parte loro rilanciato apertamente gli appelli a Starmer a fare spazio al sindaco dimissionario, rinunciando all'intenzione dichiarata di resistere a qualunque sfida.

Cruciali sono i tempi della prossima fase: l'intenzione di Burnham, stando ai commentatori, è quella di offrire una resa onorevole a Sir Keir, che dovrebbe indicare un calendario della sua uscita di scena per favorire una successione non ostile, ad esempio con una proclamazione diretta di Burnham nel congresso di settembre qualora non vi siano altri candidati. Resta da capire, a partire dai colloqui che ci saranno fra i due, la reazione di Starmer una volta messo alle strette, e il comportamento dei suoi ministri, che potrebbero accelerare il cambiamento al vertice dimettendosi.

Il "re del Nord", come Burnham è stato a suo tempo ribattezzato, a 56 anni punta così a coronare il sogno di una carriera: il numero 10 di Downing Street, che appariva così lontano dalla sua Manchester, amministrata con ottimi risultati, e che sembra ora a portata di mano, dopo aver tentato due volte di diventare leader del Labour, essere stato ministro e deputato per 16 anni.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni