La periferia della Grande Manchester trasformata nel centro politico del Regno Unito, e destinata a determinare gli equilibri di potere futuri a Londra attraverso il voto di poco più di 70'000 elettori.
È il paradosso di Markerfield, sobborgo ai margini della maggiore area metropolitana dell'Inghilterra del nord, teatro di un'elezione suppletiva cruciale per le sorti del Partito laburista di governo e delle ambizioni del 56enne Andy Burnham, popolare sindaco dimissionario di Manchester, deciso a tornare al Parlamento di Westminster con l'intenzione dichiarata di lanciare poi una sfida interna da sinistra all'agonizzante leadership moderata di sir Keir Starmer per sostituirlo al vertice dello schieramento di maggioranza (e dell'esecutivo).
I risultati - dopo la chiusura delle urne alle 23.00 ora svizzera - sono attesi poco prima dell'alba, assieme a quello delle suppletive parallele di due collegi della Scozia. Senza exit poll e alla presenza di vari leader nazionali, a cominciare dal tribuni di un'ultradestra in ascesa di consensi.
Se tutto andrà secondo le previsioni favorevoli al "re del Nord", come il sindaco è stato a suo tempo ribattezzato, l'epilogo sarà quindi inevitabilmente seguito - questione di giorni, settimane o al massimo d'un paio di mesi - dalla resa dei conti in casa Labour.
Una sfida a cui il premier in carica si dice intenzionato a resistere. Ma che in realtà vorrebbe disperatamente evitare - conscio di non avere possibilità contro "Andy" in un testa a testa fra gli iscritti - come ha dimostrato nelle interviste rilasciate alla vigilia a margine del vertice G7 di Évian (F) mostrandosi disposto a offrire in alternativa al rivale un ruolo ministeriale "importante" nell'ambito d'un ipotetico rimpasto prossimo venturo. Aggrappato alla speranza, o all'illusione, di poter almeno guadagnare tempo.
Prima del redde rationem interno, in ogni caso, Burnham guarda alla conta dei voti di Markerfield, scommettendo su un successo convincente, tale da rafforzarlo poi in veste di salvatore della patria laburista.
Successo non scontato in partenza, nonostante il collegio che lo vede in ballo sia storicamente un feudo elettorale laburista, dato il pesante calo generalizzato di consensi a cui il partito di Starmer è andato incontro negli ultimi mesi - anche nelle ex roccaforti del cosiddetto "muro rosso" dell'Inghilterra centro-settentrionale dominate in passato dalla working class - sulla scia della difficile situazione economica, delle polemiche sulla politica sociale o sull'immigrazione, di vicende imbarazzanti come lo scandalo Mandelson-Epstein.
Un contesto che offre spiragli di competitività senza precedenti soprattutto alle destre più radicali. In primis Reform UK, formazione simil-trumpiana guidata da Nigel Farage che alle amministrative del 7 maggio - disastrose per il Labour e per la credibilità di sir Keir - ha quasi raggiunto anche in quest'area il partito di governo.
Ma senza trascurare Restore Britain, neonata costola ancor più oltranzista partorita dalla scissione da Reform UK del deputato Rupert Lowe, che si giova del sostegno dagli USA dall'uomo più ricco del pianeta, quell'Elon Musk che con Farage ha rotto i ponti da tempo.
Partiti rappresentati entrambi da candidati controversi, quanto ben radicati nella comunità locale, quali Robert Kenyon, idraulico ed ex militare della riserva, o Rebecca Shepherd, piccola imprenditrice di zona.
Presenze "territoriali" a cui Andy Burnham ha contrapposto la sua, animando una campagna non meno capillare. Confortato da rilevazioni demoscopiche che lo indicano come unica figura del suo partito in grado di difendere il collegio lasciato vacante apposta per lui dall'ex viceministro Josh Simons (starmeriano pentito). Ma consapevole di essere alle prese con un'ultima chance, dopo i due tentativi precedenti di diventare leader del Labour falliti nel 2010 e nel 2016.
Un ultimo treno che del resto vale forse pure per le residue speranze laburiste di frenare la corsa di Farage verso Downing Street, a 10 anni da quel referendum sulla Brexit i cui esiti molti britannici mostrano oggi di rimpiangere, senza tuttavia farne per ora pagare lo scotto all'uomo che ne fu il simbolo e il paladino più acceso.