Una colonna portante del governo britannico di Keir Starmer è venuta meno affossando la credibilità a livello internazionale e interno del premier laburista, che ha ormai le settimane se non i giorni contati a Downing Street. John Healey, veterano del Labour e grande alleato di sir Keir, si è dimesso dal ruolo chiave di ministro della difesa con un annuncio che ha scioccato tutti, a partire dagli alleati di Londra nella NATO.
Healey ha affermato in una lettera che Starmer è stato "incapace" e il ministero del Tesoro, guidato dalla contestata cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves, si è dimostrato "indisponibile" nel mettere a disposizione le risorse fondamentali per le forze armate del Regno Unito alle prese con le "minacce crescenti" nel mondo, dalla guerra russo-ucraina al conflitto in Medio Oriente.
Un colpo devastante e, secondo gli osservatori, da ko per sir Keir, mentre si prepara all'interno del Labour la sfida alla leadership per scalzarlo.
"Il tuo accordo finanziario sul Piano di investimento per la difesa, che mi è stato comunicato per intero solo lunedì pomeriggio, è ben al di sotto di quanto necessario per la difesa e per il paese in questo momento pericoloso", si legge nella lunga e dettagliata lettera di dimissioni.
Healey ha perfino rivelato numeri imbarazzanti per il premier, che aveva promesso il riarmo britannico e un ruolo guida all'interno dell'Alleanza atlantica, con l'idea di renderla sempre più a trazione europea a fronte del disimpegno annunciato dal presidente americano Donald Trump.
L'aumento delle spese per la difesa programmato da qui al 2030 è di 0,08 punti percentuali, quindi dal 2,6% al 2,68% del prodotto interno lordo (PIL). Ben lontano dal 3% necessario per far fronte alle sfide attuali e ancora di più dal target della NATO del 3,5% entro il 2035.
"Non ne sapevo nulla delle dimissioni", ha detto sorpreso, in una conferenza stampa, il segretario generale dell'Alleanza Mark Rutte.
Tutto questo a dispetto del recente tentativo di rilancio da parte di Londra sul fronte del conflitto contro l'Iran e soprattutto del sostegno a Kiev in funzione anti-russa. A partire dalle iniziative del cosiddetto formato E3, con Francia e Germania, oltre al progetto dei "volenterosi" rimasto sulla carta, quando gli effettivi dell'esercito di sua maestà sono inferiori alle aspettative, come da tempo sottolineano alti ufficiali e analisti militari, e la Royal Navy non ha sottomarini d'attacco operativi e la flotta un tempo "gloriosa" è costantemente soggetta a guasti che ne limitano e ritardano le capacità d'intervento. Emblematico il caso della nave ammiraglia, la portaerei di ultima generazione Prince of Wales, costantemente in porto per riparazioni.
Un'impreparazione che è stata al centro dei duri attacchi lanciati da Trump contro Starmer, tali da minare la storica "special relationship" fra Londra e Washington.
Ma il contraccolpo più immediato per il primo ministro è sul fronte interno per l'accusa di non garantire la sicurezza del paese e la tenuta del governo.
Con Healey sono arrivati a sei i membri dell'esecutivo, di primo e secondo piano, ad aver lasciato nell'ultimo mese. Di recente era stata la volta di Wes Streeting, ex ministro della sanità, pronto a partecipare alla sfida alla successione di sir Keir ormai alle porte.
Il 18 giugno si attende una vittoria all'elezione suppletiva di Makerfield del popolare sindaco di Manchester, Andy Burnham, l'esponente progressista deciso una volta tornato in parlamento a vincere il duello con uno Starmer sempre più indebolito.
L'uscita di Healey è da leggere anche nella chiave di un riposizionamento delle correnti interne alla maggioranza in vista della lotta al vertice e di un futuro esecutivo, con questo sempre più "a pezzi", come ha sottolineato la leader dei Tory, Kemi Badenoch.
Parere praticamente unanime fra gli altri partiti d'opposizione, col segretario dei Verdi, Zack Polanski, secondo cui la sopravvivenza politica del premier è questione di "qualche settimana".