I droni sempre più protagonisti nelle guerre del nuovo millennio: un Geran-2 di fabbricazione russa ha gettato nuovamente nello scompiglio la comunità internazionale e in particolare i Paesi Nato per l'ennesimo sconfinamento sul terreno di battaglia ucraino.
Il drone, 'geranio' in russo, è una derivazione diretta dei micidiali Shahed-136 iraniani, altri protagonisti negli ultimi mesi anche dello scontro diretto tra Teheran, Washington e Tel Aviv, che si ritiene siano stati utilizzati nei primissimi mesi del conflitto ucraino.
Gli Shahed, 'testimone' in farsi, un'arma da 25 mila euro, deriverebbero dalla tecnologia di un drone americano Lockheed Martin RQ-170 Sentinel, catturato nel nordest dell'Iran nel settembre del 2011.
L'idea di fondo è quella di essere un'arma 'kamikaze' economica per distruggere le infrastrutture nemiche senza impegnare asset più importanti e impegnativi come aerei, navi o batterie mobili. I sauditi sono stati i primi a pagare il prezzo dell'avvento della nuova tecnologia: nel settembre 2019 droni Shahed del modello 131 vennero utilizzati negli attacchi contro gli impianti petroliferi della Aramco a Abqaiq e Khurais, nell'est del Paese.
Lo Shahed-136, con i suoi tre metri e mezzo di lunghezza e due e mezzo di apertura alare, ha una gittata di almeno 2.000 km. Vola lungo coordinate geografiche inserite manualmente prima di colpire i bersagli e, grazie all'assemblaggio - nonostante le sanzioni - di una varietà di tecnologie commerciali di fabbricazione occidentale, è difficile intercettarli.
Quando i russi hanno iniziato a fabbricarli in casa, con i modelli Geran-1, Geran-2, e da ultimo il più potente Geran-3 la cui produzione sarebbe però limitata, hanno modificato proprio la parte componentistica. Da questo punto di vista, i droni russi sono molto più avanzati, grazie a un'unità di controllo di volo di fabbricazione russa e a particolari chip connessi al sistema satellitare militare russo.