Estero

Dialogo Shangri‑La a Singapore valuta l'impatto del vertice Xi‑Trump sulla sicurezza regionale

Ministri e vertici militari da 44 paesi discutono Taiwan, Mar Cinese Meridionale e guerra in Iran; attenzione al discorso del segretario alla Difesa Usa

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Gli effetti del vertice tra il presidente cinese Xi Jinping e il presidente Usa Donald Trump saranno al centro del Dialogo Shangri‑La a Singapore, il principale forum asiatico sulla sicurezza, che si apre oggi in una fase segnata dalle tensioni su Taiwan, dal Mar Cinese Meridionale e dalla guerra in Iran.

Il forum, organizzato dall'International Institute for Strategic Studies, si tiene dal 29 al 31 maggio allo Shangri‑La Hotel e riunisce ministri della Difesa, vertici militari, diplomatici ed esperti di sicurezza da 44 paesi. Per la Svizzera è presente il consigliere federale Martin Pfister. Il discorso inaugurale sarà pronunciato dal presidente vietnamita e segretario generale del Partito Comunista del Vietnam To Lam, mentre uno dei momenti più attesi sarà domani l'intervento del segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth sulla strategia americana per la pace nell'Indo‑Pacifico.

Secondo gli analisti, il discorso di Hegseth sarà un indicatore importante per capire quanto l'incontro tra Xi e Trump, avvenuto due settimane fa a Pechino, abbia contribuito a stabilizzare le relazioni tra Cina e Stati Uniti. Il vertice fra i due leader ha prodotto segnali di distensione, ma resta da verificare se il nuovo clima politico riuscirà a tradursi in un atteggiamento meno conflittuale anche sul piano militare e strategico.

Ridurre il rischio di incidenti

Hegseth faceva parte della delegazione che ha accompagnato Trump in Cina. La sua presenza a Singapore sarà quindi osservata anche come possibile segnale della volontà di Washington di riavviare consultazioni militari più regolari con Pechino. Dal punto di vista cinese, il tono dell'intervento americano potrà indicare se il vertice ha contribuito a gestire le dispute, ridurre il rischio di incidenti e aprire spazi per proposte più costruttive su cooperazione e stabilità regionale.

Se invece Hegseth dovesse riproporre un approccio simile a quello dello scorso anno, concentrato soprattutto sulle critiche alla Cina, il messaggio sarebbe diverso: l'incontro tra Xi e Trump potrebbe avere avuto un impatto ancora limitato sul miglioramento delle percezioni reciproche negli apparati della difesa dei due paesi. Nel 2025, le parole del capo del Pentagono provocarono una dura reazione cinese, dopo che Washington aveva insistito sulla minaccia rappresentata dall'espansione militare di Pechino e dalla pressione su Taiwan.

La Cina partecipa quest'anno con una delegazione dell'Università nazionale della difesa dell'Esercito Popolare di Liberazione, guidata dal maggiore generale Meng Xiangqing. Il ministro della Difesa Dong Jun non sarà invece presente per il secondo anno consecutivo. L'assenza riduce le possibilità di un incontro ad alto livello tra Cina e Stati Uniti a margine dei lavori e conferma la cautela con cui Pechino guarda a una piattaforma spesso considerata dominata dalle narrative di sicurezza occidentali e statunitensi.

Taiwan dossier scottante

Il dossier più sensibile resta Taiwan. Pechino ha intensificato la pressione militare sull'isola, inviando quasi quotidianamente aerei militari nelle vicinanze e conducendo quattro esercitazioni su larga scala da quando William Lai Ching‑te è entrato in carica nel maggio 2024. La questione taiwanese sarà al centro delle discussioni non solo per il rischio militare, ma anche per il suo peso economico globale, legato al ruolo dell'isola nella produzione di semiconduttori.

Altro fronte critico sarà il Mar Cinese Meridionale, dove le rivendicazioni di Pechino si sovrappongono a quelle di diversi paesi del Sud‑est asiatico. Le tensioni con le Filippine restano particolarmente elevate, dopo ripetuti confronti tra navi cinesi e filippine vicino ad aree contese. Pechino preferisce tradizionalmente affrontare queste dispute in formato bilaterale o attraverso meccanismi guidati dall'Asean, piuttosto che in forum multilaterali pubblici con forte presenza occidentale.

Il profilo del Vietnam, chiamato ad aprire il vertice, aggiunge un ulteriore elemento politico. Hanoi è uno dei paesi più esposti alla competizione tra Cina e Stati Uniti: ha contenziosi marittimi con Pechino, ma conserva forti legami economici con la Cina; allo stesso tempo ha rafforzato i rapporti con Washington, senza rinunciare a una politica estera fondata sull'equilibrio e sull'autonomia strategica. Il discorso di To Lam dovrebbe quindi insistere sulla gestione consensuale delle differenze, sulla stabilità regionale e sullo sviluppo.

Medio Oriente

La guerra in Iran sarà l'altro grande tema trasversale. Il conflitto, entrato nel quarto mese, ha alimentato timori per la sicurezza energetica e per la capacità degli Stati Uniti di mantenere impegni solidi nell'Indo‑Pacifico mentre restano coinvolti anche in Medio Oriente e in Europa. La crisi nello Stretto di Hormuz ha avuto ricadute sui prezzi dell'energia e sulle economie asiatiche, molte delle quali dipendono dalle importazioni di petrolio e gas.

Anche la guerra in Ucraina resterà sullo sfondo dei lavori, con la presenza di alti rappresentanti europei e della Nato. Domenica interverrà l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, in una sessione dedicata all'evoluzione dei partenariati di sicurezza in un mondo sempre più frammentato.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni