Ad aprile le importazioni sono calate del 47% per la riduzione del 79,1% dalle forniture mediorientali; le importazioni dagli Usa sono salite 209 volte
La chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz continua a ridisegnare gli equilibri energetici globali e colpisce in modo diretto il Giappone, che in aprile ha registrato un crollo del 47% delle importazioni di nafta rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il dato, diffuso dal ministero delle Finanze nipponico, riflette le pesanti ripercussioni sulle catene di approvvigionamento dopo gli attacchi condotti dagli Stati Uniti e da Israele contro l'Iran alla fine di febbraio. A pesare maggiormente è stata la drastica riduzione delle forniture dal Medio Oriente, diminuite del 79,1%, che ha spinto Tokyo ad accelerare la diversificazione geografica delle fonti energetiche. In questo quadro, gli Stati Uniti sono diventati il principale fornitore di nafta del Giappone: le importazioni dal mercato americano hanno raggiunto in aprile volumi pari a 209 volte quelli registrati un anno prima.
La nafta rappresenta una materia prima strategica per numerosi comparti industriali, dalla produzione di plastiche e fibre sintetiche fino agli adesivi, solventi e vernici. Le difficoltà logistiche e la riduzione delle forniture iniziano già a produrre effetti concreti sull'economia giapponese. Alcune aziende alimentari hanno avviato una revisione del design degli imballaggi per ridurre l'utilizzo di derivati petrolchimici, mentre nel settore immobiliare emergono timori per possibili ritardi nelle consegne di nuovi complessi residenziali. Il governo giapponese ha tuttavia escluso il rischio di una carenza strutturale, assicurando che i prodotti petroliferi derivati dalla nafta potranno essere garantiti anche oltre il 2026 grazie a canali di approvvigionamento alternativi.
La crisi nello Stretto di Hormuz, da cui transitava circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto commercializzati a livello mondiale, sta nel frattempo rafforzando il ruolo degli Stati Uniti nei mercati energetici internazionali. Le esportazioni energetiche americane hanno infatti raggiunto livelli record, sostenute dall'aumento della domanda proveniente da Europa e Asia. Le tensioni geopolitiche continuano inoltre a riflettersi sui prezzi del gas naturale liquefatto. Secondo gli analisti, il benchmark europeo TTF è salito del 35% rispetto ai livelli precedenti alla chiusura dello stretto, mentre in Asia orientale il Japan-Korea Marker (JKM) ha registrato un aumento del 51%. In questo contesto, finché il traffico marittimo nell'area resterà compromesso, il Golfo del Messico continuerà a svolgere il ruolo di principale fornitore marginale dei mercati energetici globali.