Estero

Elezioni comunali danno slancio a Meloni e rilanciano la legge elettorale

Le vittorie, tra cui Venezia e Reggio Calabria, galvanizzano il governo e riaprono il dibattito su calendario delle politiche e testo del 'Bignami-bis'

25 maggio 2026
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Il risultato non era affatto scontato. Anzi, "ha superato le aspettative", dicono tutti nella maggioranza, perché se la conquista di Reggio Calabria era quasi data per scontata, la vittoria a Venezia è stata un colpo "mondiale".

È una "boccata di ossigeno" che ha galvanizzato Giorgia Meloni: sui social, accanto agli auguri, ha lanciato una stoccata più che ironica agli avversari del centrosinistra e la vittoria le permette di continuare a guardare all'orizzonte della fine della legislatura, puntando a portare a casa — la leader di FdI lo vuole fermamente — la nuova legge elettorale.

Certo: visto che "i voti ancora ci sono", già si riaprono riflessioni ai piani alti del governo sulla data della vera sfida, quella delle politiche. Sulla carta, salvo un precipitare degli eventi (come ipotizzato e poi ritrattato da Matteo Salvini), che al momento non sembrerebbe all'orizzonte, gli italiani dovrebbero essere chiamati a scegliere il nuovo esecutivo dopo l'estate del prossimo anno.

Da mesi si discute dell'opportunità di riportarli alle urne in primavera del 2027, finestra "fisiologica" delle elezioni, senza le vacanze di mezzo e senza l'incombenza della manovra. Tuttavia la prossima primavera toccherà anche a quasi tutte le città più grandi, Roma e Milano comprese. "Un turno che non ci avvantaggia", ammette un big del centrodestra. Con un ipotetico election day si rischierebbe un traino non favorevole.

Per questo si starebbe ragionando sull'opportunità di tenere le politiche tra marzo e aprile (deputati e senatori arriverebbero comunque ai quattro anni, sei mesi e un giorno che fa scattare la pensione) e le amministrative verso la fine di maggio. Oppure si pensa davvero a politiche a scadenza, tra fine settembre e inizio ottobre.

E qui si inserisce di nuovo la legge elettorale. Mantenere il Rosatellum, e il collegato rischio di "pareggio", spingerebbe verso elezioni in primavera, perché non sarebbe pensabile per nessuno impiegare tre mesi (come accadde nel 2018 coi gialloverdi) per formare un governo in autunno con vista esercizio provvisorio. Se si approvasse il proporzionale con premio di maggioranza, è il ragionamento tra gli alleati, si potrebbe votare in qualsiasi momento, perché il nuovo sistema darebbe molte più garanzie di un esito chiaro dalle urne.

La tornata di amministrative ha mostrato comunque un centrodestra tonico, nonostante dalla batosta referendaria siano passate non più di nove settimane. Per l'analisi del voto ci sarà tempo, anche perché bisogna aspettare l'esito dei ballottaggi, ma c'è già chi ammette che, ad esempio a Venezia, i risultati dei singoli partiti non sono stati proprio lusinghieri.

La realtà, per dirla con Giovanni Donzelli, permette comunque di archiviare quella "narrazione" di un governo al capolinea e di concentrarsi proprio sulla legge elettorale. Per le analisi del voto ci sarà tempo (a Venezia, ad esempio, i risultati dei singoli partiti non sono stati proprio lusinghieri). Si potrà così affrontare, oltre ai dossier internazionali e alla gestione dell'impatto economico delle crisi, anche la questione della legge elettorale.

Nelle prossime ore gli sherpa dei quattro partiti di maggioranza si riuniranno per mettere a punto il "Bignami-bis", cioè il testo base che andrà a sostituire il primo depositato in commissione Affari costituzionali con un pacchetto di modifiche, dalla soglia per il premio al 42% alla cancellazione del ballottaggio, mentre sulle preferenze la sfida si sposterà direttamente in Aula.

Se le opposizioni chiederanno nuove audizioni, si faranno (concordate e ridotte nel numero rispetto al primo giro) nello spazio tra la discussione generale e la scadenza degli emendamenti. Mercoledì in capigruppo arriverà la richiesta di inserire il testo nel calendario di giugno dell'Aula, magari in coda (il che permetterebbe, se si slittasse poi a luglio, di chiedere il contingentamento dei tempi). Il sì prima dell'estate da parte di Montecitorio rimane l'obiettivo. E un sì finale in autunno, con un anno di anticipo rispetto alla naturale scadenza della legislatura.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni