Estero

Modena, automobilista fermato non risponde agli inquirenti dopo aver travolto passanti

Il 31enne con una storia di cure psichiatriche è accusato di strage e lesioni aggravate; tre donne sono in pericolo di morte

17 maggio 2026
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Il giorno dopo il 16 maggio, data che a Modena (Emilia-Romagna) e non solo rimarrà indelebile, il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni sono arrivati negli ospedali per visitare i feriti, ringraziare i medici e portare la vicinanza dello Stato nella sua massima espressione anche agli "eroi per caso" che hanno impedito un bilancio peggiore, fermando l'automobilista che aveva deliberatamente investito un gruppo di passanti. Lui, un 31enne, nato in provincia di Bergamo (Lombardia) in una famiglia di origini marocchine, residente a Ravarino nel Modenese, laureato in economia, con una storia di cure psichiatriche, per ora ha scelto di non parlare: «Sono confuso», si sarebbe limitato a dire ai magistrati che l'hanno interrogato prima di trincerarsi in "non rispondo".

Nessuna vittima, ma quattro persone sono ancora ricoverate in condizioni gravi, tre donne in pericolo di morte, tra l'ospedale modenese Baggiovara e il Maggiore di Bologna (Emilia-Romagna), dopo quello che è successo sabato pomeriggio nel centro di Modena, quando il 31enne alla guida di un'auto Citroën C3, spinta a tutta velocità, ha travolto i passanti in strada in modo volontario.

È stato fermato per strage e lesioni aggravate, si trova in carcere a Modena e domani alle 14.00 è prevista l'udienza di convalida. Al momento non gli vengono contestati reati di terrorismo. Quella eversiva è una pista che non si può ancora definitivamente scartare, ma per il momento non si sono trovati segni di radicalizzazione e l'attenzione si concentra sul suo percorso di cure psichiatriche, intrapreso tra il 2022 e il 2024 e a quanto pare interrotto.

Quanto successo, ha sintetizzato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, sembra collocabile "in una situazione di disagio psichiatrico". Le indagini della squadra mobile proseguiranno per delineare meglio la personalità e i contatti dell'uomo.

Nell'interrogatorio davanti ai pubblici ministeri (pm) modenesi, ieri sera, l'uomo non ha risposto: avrebbe solo fatto un riferimento a un generico stato di confusione. Domani, davanti al giudice per le indagini preliminari (gip), potrà decidere se fornire qualche spiegazione al suo gesto. È difeso d'ufficio da un avvocato che lo affiancherà.

Terrorismo o no, quello che è successo, in ogni caso, non ha precedenti in Italia. Modena è una città ferita e nel tardo pomeriggio il sindaco Massimo Mezzetti ha chiamato la cittadinanza in piazza: hanno risposto in migliaia, per un grande abbraccio collettivo.

Mattarella e Meloni, che ieri avevano telefonato al sindaco, in mattinata sono stati insieme a lui e al presidente della Regione Michele de Pascale prima a Baggiovara e poi al Maggiore di Bologna. Hanno incontrato feriti, familiari e i medici e Mattarella si è rivolto a loro: "Grazie per quello che fate in questa circostanza drammatica ma anche abitualmente. Siamo consapevoli - ha detto il capo dello Stato - di ciò che fate ogni giorno. Siete seguiti in questo caso particolarmente con attenzione e riconoscenza da tutti i nostri concittadini".

All'uscita dall'ospedale di Modena si sono anche fermati brevemente con due del gruppetto di passanti che ha bloccato l'aggressore, consegnandolo alla polizia.

Come ha sottolineato il sindaco di Modena, per rispondere alle polemiche politiche sulla nazionalità di origine del cittadino italiano, marocchina, all'intervento per disarmarlo e immobilizzarlo hanno partecipato anche due egiziani, che la cittadinanza non ce l'hanno. "Non abbiamo avuto paura, siamo egiziani, abbiamo paura solo di Dio", hanno detto. Alla mattina in ospedale non c'erano, ma alla sera entrambi hanno partecipato all'abbraccio in Piazza Grande.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni