L'agenzia di Protezione civile libanese ha dichiarato che due suoi membri sono stati uccisi oggi in un attacco israeliano mentre erano in servizio nel sud del Paese.
I due uomini sono stati uccisi in "un raid aereo israeliano che li ha presi di mira mentre svolgevano una missione di soccorso", dopo un precedente attacco nella città di Nabatieh, secondo quanto riportato in un comunicato della protezione civile.
Prima dell'annuncio, il ministro della Salute libanese Rakan Nassereddine aveva dichiarato in una conferenza stampa martedì che 108 operatori sanitari e di emergenza erano stati uccisi e altri 249 feriti negli attacchi israeliani dall'inizio della guerra tra Hezbollah e Israele, il 2 marzo.
Intanto, il leader spirituale del partito ultraortodosso 'Deghel Ha-Torà' ha annunciato che il partito sosterrà lo scioglimento anticipato della Knesset, il parlamento israeliano, creando una frattura all'interno della maggioranza di governo che potrebbe portare a elezioni anticipate a settembre. Diversi partiti di opposizione hanno immediatamente depositato mozioni di sfiducia contro il governo, che dovrebbero essere calendarizzate per la settimana prossima. L'annuncio arriva in seguito a mesi di trattative tra le varie anime della coalizione intorno alla controversa proposta di legge che dovrebbe incrementare l'arruolamento degli ultraortodossi nell'esercito. Di fronte all'eventualità che il testo, ritenuto troppo indulgente da elementi stessi della coalizione, non passasse per via del dissenso interno, i partiti ultraortodossi non hanno accettato il compromesso proposto dal premier Netanyahu di posticipare il voto sulla legge al prossimo parlamento.
Le elezioni in Israele sono previste al più tardi per il 27 ottobre prossimo. I sette parlamentari che, con "Deghel Ha-Torà", formano la coalizione "Yahadut Ha-Torà", espressione dell'ebraismo ortodosso ashkenazita, sono in realtà fuorisciti dalla coalizione già nel luglio scorso, sempre in protesta per l'iter legislativo sulla legge per l'arruolamento, ma mantenendo il sostegno esterno al governo. Il voto di sfiducia necessita di minimo 61 voti per passare, il numero su cui attualmente può contare il governo. L'ago della bilancia rimane Shas, il partito ultraortodosso sefardita che conta 11 seggi ed è considerato un forte alleato di Netanyahu, che ancora non ha espresso una posizione sul voto di sfiducia.