Estero

Usa, nuova comunicazione dei Cdc alimenta sfiducia nei vaccini

30 aprile 2026
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I cambiamenti introdotti in alcune pagine informative sul rapporto tra vaccini e autismo sul sito dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani, diffondendo informazioni fuorvianti, abbassano la fiducia nei vaccini, aumentano i timori di effetti collaterali e riducono la propensione alla vaccinazione. Sono i dati che emergono da una ricerca coordinata dall'Università di Vienna e pubblicata su Science.

A novembre dello scorso anno i Cdc hanno aggiornato la pagina relativa alle informazioni sul rapporto tra vaccinazioni e autismo indicando "che una possibile associazione tra vaccinazione e autismo non è stata esclusa con sufficiente rigore scientifico", spiegano gli autori che ricordano che l'informazione non corrisponde ai risultati della ricerca. "Contrariamente a queste affermazioni, un'ampia quantità di ricerche, che utilizza una vasta gamma di approcci metodologici e si basa su dati provenienti da milioni di individui in diversi Paesi, non ha trovato nessuna evidenza di un'associazione statistica tra vaccini e autismo", aggiungono.

Il team ha valutato ora su un campione di quasi 3 mila americani quali possono essere gli effetti di questa forma di comunicazione sulla percezione sulle vaccinazioni e sulle intenzioni di vaccinarsi. I ricercatori hanno fatto leggere ai volontari diverse versioni della pagina del sito dei Cdc e i risultati hanno lasciato pochi dubbi: chi legge le informazioni attualmente online ha una maggiore probabilità di pensare che i vaccini siano rischiosi e quindi una maggiore incertezza sui benefici dei vaccini. Esprime, inoltre, una disposizione leggermente più bassa a vaccinarsi e nettamente più bassa di vaccinare i propri figli.

"Il nostro studio mostra che il modo in cui le informazioni vengono comunicate può essere esso stesso un fattore di rischio", afferma in una nota una delle autrici dello studio, Alina Schneider dell'Università di Vienna. "Non si tratta di nascondere l'incertezza scientifica", , aggiunge Cornelia Betsch dell'Università di Erfurt, in Germania. "Ciò che è cruciale è che sia comunicata in un modo che sia coerente con le prove effettive, in particolare su argomenti in cui esiste già un ampio consenso scientifico".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni