"Chiamare Hormuz con un altro nome è un terribile errore". Lo afferma in un post sul proprio profilo X il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi, in seguito alla pubblicazione di un'immagine sul profilo Truth del presidente Usa, Donald Trump, in cui lo Stretto di Hormuz è rinominato "Stretto di Trump".
"Il presidente degli Stati Uniti usa il termine corretto di Golfo Persico e non la versione errata del Pentagono, ma chiamare Hormuz in un altro modo è davvero un terribile errore", scrive Araghchi.
"I successi tattici non hanno portato alla vittoria e gli Stati Uniti si sono fatti trovare impreparati di fronte alla guerra moderna", afferma intanto il board editoriale del New York Times. "L'America ha investito centinaia di miliardi in navi ed aerei efficaci di sconfigge i mezzi navali e aerei nemici, ma inefficaci contro armi economiche prodotte su vasta scala", osserva il board editoriale mettendo in evidenza come i limiti sono apparsi chiaramente nella guerra in Iran con il risultato che il "Paese più debole si trova nella posizione negoziale più forte".
Gli Stati Uniti devono investire di più in tecnologie anti-droni, è il consiglio del New York Times. E devono produrre più armi poco costose e monouso. C'è bisogno di "una capacità industriale maggior e più flessibile" e cioè bisogno che gli Stati Uniti "collaborino con le altre democrazie industrializzate", ha messo in evidenza il quotidiano.
380'000 bambini a rischio fame
Intanto, un'analisi di Save the Children sui nuovi dati forniti dall'Integrated Food Security Phase Classification (Ipc) riferisce che quasi un quinto dei bambini in Libano - circa 380'000- rischia di "affrontare una situazione di fame a livello di crisi o ancor più grave tra aprile e agosto 2026". Lo si legge in un comunicato.
L'Ipc ha previsto che un quarto della popolazione del Libano - 1,24 milioni di persone - nei prossimi mesi dovrà affrontare una situazione di insicurezza alimentare di livello critico o peggiore, con un significativo deterioramento delle condizioni a seguito dell'escalation delle ostilità a marzo. L'ultima analisi mostra che altre 366'000 persone, tra cui ulteriori 113'000 bambini, "sono state spinte verso livelli di fame da crisi a causa del conflitto" in corso, che ha causato lo sfollamento di oltre un milione di persone, interrotto i mezzi di sussistenza e le catene di approvvigionamento e ha reso i prezzi dei generi alimentari per molte famiglie fuori dalla loro portata.
Save the Children rende noto che sta intervenendo sul campo distribuendo pacchi alimentari pronti al consumo. L'organizzazione, aggiunge la nota, "chiede alla comunità internazionale di attivarsi con urgenza per raggiungere un cessate il fuoco permanente e definitivo e aumentare i finanziamenti flessibili e sostenibili per soddisfare i bisogni primari dei bambini e delle famiglie e sostenere gli sforzi di ripresa".
"I risultati di questo rapporto sono estremamente preoccupanti. Le bambine e i bambini in Libano sono spinti sempre più verso la fame a causa del riacutizzarsi del conflitto e degli sfollamenti di massa", afferma Nora Ingdal, direttrice nazionale di Save the Children in Libano, definendo la situazione "devastante per i bambini". "Abbiamo già visto tutto questo succedere a Gaza e non possiamo permettere che gli stessi orrori si ripetano in Libano", aggiunge.